I campioni, quelli veri, rispondono sul campo. E Kevin De Bruyne lo ha fatto. Vedendo quel che altri non vedono, toccando il pallone come altri non fanno, scoprendo traiettorie invisibili ai più…Il suo mondo, la sua realtà più rappresentativa, dice qualcuno, è la Champions, ma anche in campionato… Scrive il CdS: “Tra Sporting e Genoa è salito in cattedra come il professore dell’attimo fuggente: in piedi, letteralmente, sprigionando tutto il talento e la fame che abitano ancora nella mente di un campione con 24 titoli in bacheca. De Bruyne s’è rimesso in gioco dopo un paio di anni complessi a fare a pugni con gli infortuni e lo ha fatto con un allenatore che non fa sconti neanche a se stesso sul piano del lavoro, della sofferenza e dei limiti valicabili. E a quanto pare, beh, Kevin s’è messo in testa di andare oltre, di superarli sul serio: un esempio da raccontare. Lui come Modric, il bello del calcio. Dicevamo: anche la media dei chilometri percorsi in gara è sempre stata molto elevata, a volte la più elevata, addirittura superiore a quella di McTominay, ma lo sprint e dunque i ritmi sono il sintomo di una condizione che cresce e di un calcio che spacca la monotonia e di conseguenza gli ostacoli avversari. Contro il Genoa, con Spina, ha trascinato la squadra: ingresso, rimonta, vittoria.

