Il Festival del Maggio si apre al presente, Guadagnino e Renes per ‘The Death of Klinghoffer’

0

(Adnkronos) – Ad aprire l’88esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino domenica 19 aprile sarà “The Death of Klinghoffer” di John Adams, opera che affronta uno dei fatti di cronaca internazionale più controversi degli anni Ottanta: il sequestro dell”Achille Lauro’, la nave da crociera italiana dirottata il 7 ottobre 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel corso delle concitate e frenetiche ore che seguirono il sequestro – che portò all’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio – gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’. 

Factory della Comunicazione

“The Death of Klinghoffer” è un’opera contemporanea mai rappresentata a Firenze e vedrà il debutto sulle scene fiorentine di Luca Guadagnino, regista di cinema di fama internazionale, e del direttore d’orhestra Lawrence Renes alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, la coreografia è curata da Ella Rothschild. I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer. Tre le recite in programma nella Sala Grande: oltre alla Prima del 19 aprile, alle ore 17, il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30. Alla recita inaugurale di domenica prossima è atteso un affollato red carpet di ospiti italiani e stranieri.  

“The Death of Klinghoffer” si struttura in un prologo e due atti e si basa sul libretto, in questo caso un’opera d’arte poetica, scritto dalla poetessa Alice Goodman ed è andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991. In Italia è stata rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena. Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; da Laurent Naouri che interpreta la parte di Leon Klinghoffer; da Susan Bullock nelle vesti di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato nei panni sia di Swiss Grandmother che di Austrian Woman e da Joshua Bloom nella parte di Rambo, il leader dei terroristi. Completano la compagnia di canto Andreas Mattersberger come The first Officer; Roy Cornelius Smith nella parte di Molqi; Mamoud è Levent Bakirci; Janetka Hoșco è la British dancing girl e Marvic Monreal interpreta la parte di Yazmir. 

 

Il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Fuortes, ha definito l’opera “straordinariamente ricca e complessa”, tra i testi più intensi del secondo dopoguerra. Fuortes ha evidenziato come si tratti di un titolo che il Maggio ha scelto non come racconto di cronaca, ma come trasfigurazione artistica capace di affrontare i grandi temi del presente attraverso il linguaggio dell’opera. Pur riconoscendo l’attualità della vicenda, il sovrintendente ha ribadito che “la produzione evita ogni riferimento diretto all’attualità politica, privilegiando una lettura universale che dà voce a tutte le parti coinvolte e si avvicina, per struttura e respiro, alla forma dell’oratorio”. L’opera, ha affermato, “non offre risposte ma interrogativi, invitando lo spettatore alla riflessione”. 

Sulla stessa linea il direttore dd’orchestra Lawrence Renes, che ha descritto la partitura come “una delle più impegnative del repertorio contemporaneo”. La musica di John Adams, ha spiegato, “richiede uno sforzo totale da parte di orchestra, coro e interpreti, e si fonda su un rapporto indissolubile tra parola e suono, senza forme tradizionali ma con un flusso continuo modellato sul testo”. Renes ha sottolineato anche l’uso dell’elettronica e dell’amplificazione come strumenti di immersione sonora, e ha rimarcato il valore umano dell’opera, che “invita ad ascoltare punti di vista differenti senza semplificazioni”. 

Per Luca Guadagnino, “Klinghoffer è un’opera centrale del teatro contemporaneo, capace di andare ‘sottopelle’ allo spettatore”. Il regista ha interpretato “il cosiddetto scandalo che ha accompagnato il titolo non come questione politica, ma come nodo umano, legato alla complessità dell’identità e delle relazioni”. Al centro del suo lavoro “c’è l’idea di un teatro psicologico e corale, che chiede immedesimazione e sospensione del giudizio, restituendo la vicenda nella sua dimensione più interiore”. Un contributo importante arriva anche dalla coreografa Ella Rothschild, che inserisce la danza come elemento di “ampliamento percettivo dell’opera”: il movimento “non illustra ma dilata il tempo e lo spazio emotivo, permettendo alla musica e al libretto di emergere con maggiore profondità e lasciando affiorare le tensioni di compassione, violenza e perdita che attraversano la partitura”. (di Paolo Martini) 

spettacoli

[email protected] (Web Info)

Potrebbe piacerti anche
Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.