Fondazione Fiera Milano apre al pubblico la propria collezione per Miart
(Adnkronos) – In occasione di miart 2026, Fondazione Fiera Milano apre eccezionalmente al pubblico una selezione della propria ricca collezione di arte contemporanea: sabato 18 alle 11.30 e alle 15 e domenica 19 aprile alle 10.30 sarà possibile partecipare a una visita guidata all’interno della Palazzina degli Orafi (largo Domodossola), sede della Fondazione e luogo in cui l’intera collezione è custodita. Ad accompagnare il pubblico nella visita sarà la professoressa Paola Rapelli, storica dell’arte e dell’architettura dell’associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi.
La collezione – fa sapere Fondazione Fiera Milano in una nota – “si compone oggi di 140 opere realizzate da 120 artisti e rappresenta un patrimonio di grande valore culturale, che a fronte di un costo complessivo di acquisizione pari a 1,5 milioni di euro ha raggiunto nel tempo una stima di circa 3 milioni di euro. Un insieme articolato e coerente, capace di restituire uno spaccato significativo delle principali ricerche artistiche contemporanee, sia a livello nazionale sia internazionale. All’interno di una vasta molteplicità di stili e visioni emergono temi ricorrenti che ne rafforzano l’unità, tra cui il rapporto tra natura e cultura, le dinamiche tra visione e rappresentazione, le tensioni tra astrazione e figurazione, tra parola e gesto, tra spazio e architettura”.
“Aprire la nostra collezione al pubblico significa rendere Fondazione Fiera Milano un luogo di incontro e di dialogo, capace di stimolare il confronto all’interno del tessuto culturale e sociale della città – dichiara Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano –. Rendere accessibile ai cittadini una parte significativa delle nostre opere d’arte è una scelta che nasce dalla volontà di condividere un patrimonio capace di raccontare creatività, ricerca e visione, valori profondamente legati all’identità del nostro Paese. L’arte rappresenta uno degli elementi che contribuiscono a rendere il Made in Italy riconoscibile e attrattivo a livello internazionale ed è anche grazie a manifestazioni di respiro globale come miart se Milano ha saputo consolidare nel tempo il proprio ruolo di riferimento nel panorama mondiale dell’arte contemporanea. Un percorso di crescita che coinvolge l’intero territorio e che trova conferma, anno dopo anno, nell’interesse del pubblico, degli operatori e degli artisti”. Le visite sono gratuite, con prenotazione obbligatoria entro il 16 aprile.
Tra le opere in mostra figurano due importanti pastelli di Nicolas Party, in cui le macchinette del caffè diventano protagoniste silenziose della composizione. Oggetti della quotidianità, riconoscibili e familiari, sono assunti dall’artista come soggetti privilegiati di una riflessione più ampia sul linguaggio pittorico, che attraversa ritratti, nature morte e paesaggi ridotti all’essenziale. In queste immagini sospese, Party rilegge la storia dell’arte come uno spazio di continua rielaborazione formale, affidando a forme semplici e isolate la capacità di evocare mondi interiori. Le sue opere, caratterizzate da campiture cromatiche dense e vibranti, hanno ottenuto fin dagli esordi un ampio riscontro da parte di musei e collezionisti. I due lavori appartenenti alla collezione di Fondazione Fiera Milano restituiscono in modo emblematico la cifra stilistica dell’artista: le caffettiere, immerse in un universo surreale e rarefatto, emergono attraverso audaci contrasti cromatici, trasformandosi in volumi essenziali che elevano l’ordinario a immagine contemplativa.
Spostando lo sguardo sugli artisti italiani, all’interno della collezione della Fondazione è presente Untitled (Paper on wood) (2010-12) di Marisa Merz, figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e tra le più autorevoli protagoniste dell’esperienza dell’Arte Povera. La sua ricerca si fonda su un uso essenziale dei materiali, che a partire dalla metà degli anni Settanta si apre progressivamente a una dimensione più ambientale, accompagnata da un interesse sempre più intenso per il volto umano. Questi elementi convergono nell’opera appartenente alla collezione della Fondazione: un disegno su carta e legno che raffigura un volto femminile stilizzato, sintesi rappresentativa dei temi e del linguaggio che attraversano il lavoro dell’artista.
Proseguendo, è possibile ammirare Valley Fire (2015–2016), una grande tela realizzata con tempera e spray print da Monica Bonvicini, tra le artiste italiane di maggiore riconoscimento internazionale. La sua arte, che si articola attraverso media differenti, indaga in modo incisivo le relazioni tra architettura, potere, genere, spazio e controllo, traducendosi in opere che mettono in discussione il significato stesso del fare arte, l’ambiguità del linguaggio e i limiti insiti nell’ideale di libertà. Valley Fire si distingue per le tinte fosche e per un tratto deciso e rigoroso, delineando uno scenario stilizzato in cui le tracce di nero su fondo grigio evocano i resti anneriti lasciati dall’incendio: forme inerti e bruciate, ancora avvolte da un fumo residuale che continua a offuscare l’aria.
La collezione accoglie Betulle (2013), una composizione in poliuretano di Piero Gilardi, artista che ha affiancato all’attività artistica un intenso impegno come attivista. Al centro della sua ricerca si colloca il rapporto tra uomo e natura, indagato attraverso uno sguardo profondamente radicato nella società contemporanea. Emblematici in questo senso sono i suoi Tappeti Natura, espressione significativa dell’arte relazionale, che invitano a una riflessione critica sulla civiltà dei consumi e sulle principali sfide del presente. Betulle condensa in modo esemplare questo percorso: l’opera ritaglia uno spaccato di bosco e di paesaggio naturale, offrendolo allo spettatore come esperienza immersiva. Un frammento di natura che si apre allo spazio vissuto, in cui l’ossimoro è affidato al materiale stesso dell’opera: il poliuretano espanso, di origine industriale, diventa strumento indispensabile per restituire al corpo e al tatto una percezione autenticamente naturale.
Infine, la collezione di Fondazione Fiera Milano include Fregio (1983) di Paolo Icaro, scultore italiano tra i protagonisti delle ricerche artistiche degli anni Sessanta, vicino all’esperienza dell’Arte Povera. La sua pratica si fonda su una costante sperimentazione del rapporto tra forma e spazio, inserita in una riflessione continua sul divenire della cultura e sull’azione scultorea intesa come processo, oltre il gesto statico. Nel corso della sua ricerca, Icaro indaga la trasformazione della forma nello spazio attraverso un dialogo costante tra materia, azione e tempo. In questo senso, l’opera della collezione di Fondazione risulta particolarmente rappresentativa del suo pensiero: elementi lineari, realizzati in bronzo dipinto, danno vita a una narrazione spaziale essenziale, legata alla memoria e al “saper fare”, in uno stile che fonde con rigore concettualismo e materialità.
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