Diciotto firme per Giovanni Malagò presidente della Federcalcio. È questo l’esito dell’assemblea di Lega Calcio Serie A che ha portato i club del massimo campionato a esprimere una larghissima maggioranza in favore della candidatura dell’ex presidente del Coni alle elezioni federali, in programma il prossimo 22 giugno. Come si legge sul portale TMW, che ricostruisce la giornata e le decisioni dei club in assemblea, le uniche due società non a favore di Malagò – è corretto parlare di firme, non di voti: non era prevista una votazione sul tema, si trattava di firmare un modulo federale – sono Lazio e Hellas Verona. Non sorprende la posizione di Claudio Lotito, da tempo in netta minoranza e che vedrebbe di buon occhio un commissariamento della FIGC. Più sorprendente la scelta degli scaligeri, che comunque hanno ancora tempo per appoggiare Malagò: le firme depositate o meno oggi non impegnano infatti in vista delle elezioni. In quella sede – ammesso che lo stesso Malagò accetti di candidarsi – chi oggi ha firmato a favore potrebbe votare contro, e chi non ha firmato potrebbe votare a favore.
Sta di fatto che le posizioni di Lazio e Verona, per quanto esposto dai rispettivi vertici (Lotito e Italo Zanzi) in assemblea, non riguarderebbero una contrapposizione personale a Malagò. Alla base dei no, infatti, vi sarebbe l’idea che, prima di votare un nome o l’altro, vada rifatto l’intero impianto normativo, a partire dalla legge sul professionismo (che risale al 1981) e dalla Melandri (2008, ma ritoccata più volte negli anni). Per il presidente della Lazio è troppo basso il 18% della Serie A in assemblea elettiva federale, rispetto al 34% della Serie D o al 20% dell’Assocalciatori. Una battagli di principio, ovviamente, impensabile da affrontare nei soli due mesi che separano dalle elezioni.
