ADL: “Voglio sapere perché non c’è un assicurazione se un giocatore si fa male in nazionale”
In occasione della premiere del film Ag4in a Los Angeles, il patron azzurro Aurelio De Laurentiis è stato intervistato dal giornalista Marco Messina per CBS Sports. Queste le sue parole riportate da Tuttonapoli:
Tornando indietro nel passato, cos’è stata la cosa più difficile? Ti domando, quando eri in C, è stato più difficile salire in A o poi vincere lo scudetto una volta arrivato in A?
“Non è difficile, noi guadagniamo un terzo di Milan e Inter, la metà della Juventus, un quarto del Real, del Psg, City, United, e così è veramente difficile essere in competizione con loro. Questo è il problema! Cosi noi siamo stati molto attenti nella gestione economica del club. Siamo stati fino ad ora capaci per competere e a mettere la vita difficile agli altri!.
In ogni caso, la mia intuizione di Sarri era solo un’idea che ho avuto e si è rivelata un’idea vincente! Come con Benitez, Ancelotti, Spalletti, Conte che sono il meglio del meglio! Per convincerli a venire con noi non è stato facile ma è stata una grande intuizione e abbiamo avuto la capacità di farlo e lo faremo anche in futuro!”.
Come gestisci le richieste dei diversi allenatori che ti domandano tanti giocatori al loro arrivo e come gestisci le risorse?
“Ci sono alcuni allenatori a cui piace condividere le decisioni per il calciomercato. Altri che invece lasciano la gestione alla società. Vi faccio un esempio: nel secondo anno con Spalletti ho licenziato 6 giocatori e ad altri sono scaduti i contratti: sono andato sul mercato e ho comprato 6 giocatori, poi abbiamo vinto lo scudetto. Spalletti mi chiese solo di acquistare Raspadori, fu l’unica sua richiesta. Raspadori non ha avuto un grande successo con il Napoli, può succedere. Quando un allenatore ti chiede giocatori, cerchi sempre di accontentarlo per evitare che poi possa dirti “guarda ti avevo detto di comprare quel giocatore, guarda come gioca e come segna!”. Tante volte devi accontentarlo, ma la realtà è che devi essere organizzato con la società per capire esattamente come funziona il mercato”.
Tante volte è stato difficile? Come con Conte? Lui ha una grande personalità, come lo hai gestito?
“L’ho incontrato alle Maldive 10 anni fa, abbiamo fatto il bagno insieme e mi ha affascinato il suo modo di vedere il calcio. Siamo stati amici per tanto tempo, quando ho avuto il problema con i 3 allenatori l’ho chiamato e lui mi ha detto “Aurelio vengo, ma voglio partire da zero, non venire in corsa. Non conosco i giocatori”. Così è stato, lui poi è venuto e ha vinto il quarto scudetto!”
La stagione è stata incredibile, dal 10 posto allo scudetto, puoi raccontarla?
“È stato un thriller, il terzo scudetto era scritto, non fu una sorpresa, dovevamo capire solo quando sarebbe accaduto”
Quali sono state le tue sensazioni alla vittoria del primo scudetto?
“Sono stato molto emozionato nel vincere il secondo scudetto, perché è stato fino alla fine ed era come vivere in un casino. Incredibile”.
Cos’era speciale nella squadra?
“Numero uno, abbiamo avuto tantissimi giocatori, tutti giocavano per la maglia, per Conte. Lo si vede nel film, Conte urlava ed era eccitato ogni partita, e chiedeva a tutti quanti di non mollare mai. Perché se ci fosse stato un momento di distrazione, gli altri ci avrebbero mangiato. Questo è il mio punto di vista, Conte è un grandissimo motivatore”.
McTominay ha fatto qualcosa di assurdo in Italia: quando lo avete acquistato, credevate potesse fare quello che ha fatto? “Scott credo sia davvero un uomo scozzese. Lui è come un attore: elegante, serio, un amico, un bravo ragazzo. Ho incontrato tante persone in 22 anni di calcio, ma Scott ha davvero una personalità pazzesca”.
Hai sentito la frase del del figlio di Maradona: ha detto che “se mio padre era Dio, McTominay è Gesù” Ha ragione?
“Ma si…Maradona è un monumento del calcio mondiale, è un’ eccezione, non è mai stato un ragazzo normale. Se la famiglia mi chiedesse di essere aiutata, li aiuterei perchè ho un grande rispetto di Diego”.
Sfortunatamente dobbiamo parlare dell’Italia che non andrà al mondiale. Cosa cambiaresti? Come hai reagito alla terza mancata qualificazione?
“Sto spingendo da anni per tornare a 16 squadre, non per stare a 20. Riducendo il numero di partite durante la stagione, ti permette di avere 2 mesi per allenare la nazionale. Poi voglio sapere perché non c’è un assicurazione se un giocatore si fa male in nazionale. Perché UEFA e FIFA non la inserisce? Se un giocatore è fuori per un mese dovrebbero darti x soldi, se si fa male per 4 mesi dovrebbero darti Y soldi. Se non può giocare per 1 anno, dovrebbero darti i soldi per farti comprare un giocatore dello stesso livello!
Secondo problema, loro vogliono i nostri giocatori? Devono pagare. Se il salario di un anno è 10 milioni, se loro hanno i giocatori per 1 mese mi devono dare 1 milione! Perché li devo dare gratuitamente? Sono una mia proprietà! Non loro! Abbiamo aziende o no? É troppo facile per loro prendere 15 giocatori e non pagarli, oppure loro ricevono soldi sottobanco da agenti per convocarli in Nazionale! È poco professionale, ma sta accadendo in Italia! Devono convocare 22 giocatori? Basta così, forse 3 portieri invece di 2, 23 giocatori e basta! Altrimenti si fa confusione! Non funziona così. Mi chiami un giocatore che gioca in Arabia che non sta giocando per la guerra, dai…devi amalgamare tutto e creare una chimica. Gravina voleva proteggersi, Gattuso non sapeva dove andare o cosa dire…è un’ansia! Devi essere rilassato, per avere successo serve essere rilassati”.
Chi pensi possa guidare la FIGC? Magari un ex giocatore?
“No. Non serve un ex giocatore, deve essere qualcuno che possa parlare politicamente con il governo per ottenere qualcosa che non abbiamo mai avuto. Abbiamo bisogno di collaborare, se abbiamo bisogno di risolvere i problemi fiscali, burocratici, ci devi aiutare! Abbiamo bisogno di persone con credibilità, che possano parlare con i ministri e risolvere i problemi!”
