Conte, lusso o necessità? Napoli davanti al bivio
Il ritorno di Antonio Conte in Nazionale sarebbe il classico scenario “win-win”. L’Italia ritroverebbe il c.t. capace di portarla ai quarti degli Europei 2016 dopo aver raccolto i cocci di Brasile 2014. Mentre il bilancio del Napoli si libererebbe dell’ingaggio pesantissimo di un tecnico che richiede molto anche nella costruzione della rosa.
Intendiamoci, Conte è sempre stato un valore aggiunto per le squadre che ha allenato. Sarebbe ingeneroso non tenere conto della sua abilità nel valorizzare il capitale umano a disposizione. Ma nel caso del Napoli, un’analisi a mente fredda di costi e benefici indica che il prezzo per l’eccellente risultato — il quarto scudetto nella storia della società — è stato probabilmente troppo alto da pagare. Specie per un club dalle caratteristiche gestionali come quelle del Napoli: autosufficiente e abituato a non dipendere dalle elargizioni della proprietà. Non è un caso, forse, che De Laurentiis, a differenza di quanto avvenuto con Spalletti, abbia reagito così alla prospettiva di un addio di Conte: “Se me lo chiedesse Antonio, penso che direi di sì”.
Attenzione, per mantenersi sul solco della sostenibilità, come scrive La Gazzetta dello Sport, nel ventennio di ADL il Napoli ha alternato fasi espansive a fasi di contenimento. Modulando il parametro decisivo della spesa sportiva annua (stipendi dei tesserati più ammortamenti dei cartellini) in modo da assecondare le ambizioni e, allo stesso tempo, le esigenze finanziarie. Questa oculatezza, unita alla fruttuosa attività del player trading, ha consentito al club di riportare un risultato aggregato positivo per 120 milioni.
L’arrivo di Conte in panchina e le sontuose campagne acquisti hanno fatto lievitare il costo della rosa di 110-115 milioni nelle ultime due stagioni. Il bilancio, dopo la perdita di 21 milioni del 2024-25, chiuderà di nuovo in rosso al 30 giugno con una proiezione di circa 25-30 milioni, a meno di cessioni nell’ultima finestra della stagione. Ora, il problema del Napoli non sta né nella tenuta patrimoniale (190 milioni di patrimonio netto al 30 giugno 2025), né in quella finanziaria (posizione finanziaria netta positiva per 137 milioni al 30 giugno 2025). Ma nella dinamica contabile. A gennaio il mercato è stato bloccato dalla Figc proprio per lo sforamento dell’80% del rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi.
La correzione della norma consente al Napoli di coprire il disavanzo con le riserve di utili. Ma una sana gestione impone a De Laurentiis una spending review a prescindere. Basti pensare che, nel primo anno di Conte, gli stipendi per lo staff tecnico sono schizzati a 22 milioni. Tra fisso (18) e variabile (4), rispetto agli 8 milioni (7+1) destinati nel 2022-23, ai tempi di Spalletti, stagione anch’essa conclusasi con lo scudetto.
Invece nel 2023-24, quando sulla panchina si alternarono Garcia, Mazzarri e Calzona, l’esborso complessivo fu di 9 milioni. Nell’attuale rosa del Napoli, il giocatore dall’ingaggio più alto, Romelu Lukaku, pesa a bilancio per 11 milioni lordi. Non si esclude, poi, la cessione di un “senatore” tra Lobotka e Anguissa (13 milioni in due nel monte stipendi).
C’è margine, insomma, per ridurre i costi senza rinunciare ad investire e a coltivare nuovi obiettivi.
