Ruud Krol, leggenda olandese e simbolo del Napoli, ripercorre i suoi primi passi nel calcio e il legame speciale con l’Italia. Un amore nato da lontano, addirittura da bambino. “Volevo diventare un grande calciatore”, racconta. “Mio padre mi portava spesso a vedere giocare l’Olanda, ma un episodio mi segnò più di tutti: eravamo sul lago di Como e mi portò a vedere una partita del Milan. Quel giorno debuttava Gianni Rivera, non aveva ancora 17 anni”. Un momento decisivo: “A fine partita dissi a mio padre che volevo giocare in Italia. È lì che è nato tutto”. Dopo anni all’Ajax e un’esperienza in Canada, Krol arriva finalmente a Napoli, fortemente voluto da Antonio Juliano. L’inizio però non è semplice: “Feci un viaggio di 42 ore per arrivare. E quella sera stessa si giocava, ma io dissi subito: voglio dormire”. Le difficoltà maggiori arrivano con la lingua: “Non parlavo italiano. In una partita ad Ascoli volevo tenere alta la linea difensiva e urlavo ‘fiori, fiori’. Nessuno capiva. Dopo quella partita chiesi subito un insegnante”.
