Il calcio di Conte e Allegri al microscopio, tutto quello che emerge dai dati OPTA
Uno si fa strada verso la porta con giocate codificate e movimenti mandati a memoria, l’altro si affida alla creatività delle punte: ecco come attaccano e chi sono i loro uomini chiave
Conte e Allegri sono come il giorno e la notte, e si incontreranno poco dopo il tramonto: Napoli-Milan, lunedì alle 20.45. Quando pensi al loro modo di vivere la vita e il calcio, non puoi non vederli lontani, lontanissimi. Quando confronti il loro modo di attaccare, anche. Allegri è un teorico della libertà offensiva: vuole mettere i suoi attaccanti in condizione di creare, non guidarli metro per metro. Conte invece è diventato un allenatore di alto livello quindici anni fa e si è fatto una fama nel mondo per le giocate a memoria insegnate ai giocatori, per come disegna linee immaginarie sul campo che i suoi calciatori rispettano. “Fate troppa teoria, allenare non è mettersi a tavolino e fare gli schemi tattici”. Se leggete questa, non dovete nemmeno chiedervi chi dei due l’abbia detta, lo sapete da voi. Eppure…
Le analogie

Adrien Rabiot
Eppure Conte e Allegri in questa stagione non sono così lontani, almeno nelle zone di campo occupate. Il Napoli tiene decisamente di più il pallone – 58% contro 52% di possesso – ma guardate le aree di campo più frequentate: sono sostanzialmente le stesse, con leggere differenze. Del resto, nessuno dei due gioca in modo particolarmente brillante, entrambi sanno usare le ripartenze e hanno calciatori con funzioni simili. Lobotka e Modric a fare gioco. McTominay e Rabiot pronti a occupare l’area e fare la differenza con il fisico. Milinkovic e Maignan portieri bravi con i piedi.
Le differenze

Matteo Politano
Differenze? Beh, molte… e molto oltre il fatto che Conte in stagione abbia alternato difesa a quattro e linea a tre, l’unica contemplata da Allegri. Cambiano le soluzioni preferite. Conte usa Hojlund come grande riferimento, quasi un playmaker offensivo: il Napoli si appoggia a lui e da lì sviluppa il suo gioco, come faceva con Lukaku in passato. Leao e Pulisic ovviamente hanno caratteristiche diverse e Allegri li usa per quello che riescono a fare meglio: ripartire, farsi trovare negli spazi, attaccare l’area in rapidità. Un’altra differenza: l’uso delle fasce. Politano e Saelemaekers sulla carta giocano in una posizione simile ma hanno compiti molto diversi. Alexis nel Milan aiuta molto in fase difensiva e, dopo l’ottimo inizio di stagione, è meno decisivo nell’area avversaria. Politano invece per Conte è strategico, anche in una stagione di alti e bassi, e il Napoli una squadra sbilanciata: attacca molto di più a destra (40,2%) che a sinistra (33,6%).
Come costruiscono

Matteo Gabbia con Leao
Altri spunti. Le linee di passaggio più sfruttate. Per Conte, non stupirà, vince la fascia destra: 206 passaggi da Di Lorenzo a Politano, nessuno si cerca così spesso. Dall’altra parte, tra Spinazzola e Olivera, si gioca molto meno. Poi la verticale Lobotka-McTominay, fondamentale per Conte: una linea dal playmaker al giocatore chiave della squadra, perché McTominay è un attaccante aggiunto sempre pronto a farsi trovare in area. Per Allegri, invece, guardate quali sono le linee di passaggio più usate: il giro palla tra i difensori e la giocata da Tomori a Saelemaekers a destra. Conservativo. Altri dati? La percentuale di gol da palla inattiva non segnala differenze – 33% contro 30% – e lo stesso vale per la percentuale di gol segnati dentro l’area: per entrambi, è sopra l’80%. Sorprende un po’ perché il Napoli, tra chili e centimetri, in area fa più impressione.


