Ecco quanto costa all’Italia ed a Gattuso il flop Mondiale?

Dai bonus ai mancati ricavi, buco da 30 milioni (e Gattuso perde il superbonus)

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Processo agli Azzurri, De Laurentiis propone una riforma radicale: una Serie A a 16 squadre e meno competizioni per ridurre l’usura dei calciatori e restituire centralità alla nazionale

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L’assenza dell’Italia dai Mondiali non è solo una sconfitta sportiva: è soprattutto un danno economico rilevante. Secondo le stime, la mancata qualificazione comporta per la federazione una perdita immediata nell’ordine dei 25-30 milioni di euro tra premi Fifa sfumati, contratti di sponsorizzazione ridimensionati e minori ricavi da merchandising. Il solo accesso ai Mondiali avrebbe permesso all’Itazlia di guadagnare 18,5 milioni. Una cifra significativa, che pesa direttamente sui conti della federazione e limita la capacità di investimento e programmazione del sistema calcio. A questo va aggiunto il mancato guadagno potenziale legato a un eventuale percorso nel torneo, che avrebbe potuto moltiplicare gli introiti.

 

Processo al calcio italiano

 

È in questo contesto che la sconfitta maturata contro la Bosnia – con il rigore decisivo che ha battuto Donnarumma – ha aperto un vero e proprio processo al calcio italiano. Sul banco degli imputati siedono la nazionale, il ct Gennaro Gattuso, il presidente federale Gabriele Gravina, ma anche le società e l’intero sistema. Le accuse sono molteplici, ma una su tutte domina il dibattito, la carenza di talenti. Un problema strutturale che chiama in causa diversi fattori, dalle lacune nella formazione giovanile fino ai limiti del campionato di Serie A, passando per l’eccessiva attenzione alla sostenibilità economica e per il calo demografico.

 

 

         

Tra le voci più critiche emergono dirigenti di primo piano come Aurelio De LaurentiisAdriano Galliani e Dino Zoff. De Laurentiis propone una riforma radicale: una Serie A a 16 squadre e meno competizioni per ridurre l’usura dei calciatori e restituire centralità alla nazionale, denunciando un sistema “dormiente”. Galliani insiste invece sulla qualità tecnica, descrivendo la Serie A come un campionato di transito, con pochi giocatori convocabili e ritmi tra i più lenti d’Europa. La priorità, secondo lui, è il rilancio dei vivai. Zoff è ancora più netto: non si tratta di sfortuna, ma di problemi strutturali.

Anche l’Assocalciatori interviene chiedendo una riflessione complessiva sulla filiera e proponendo di legare una quota dei diritti televisivi al minutaggio degli italiani in Serie A. Proprio i diritti TV, sebbene in calo, restano il pilastro economico del sistema, rendendo ancora più pesante l’impatto dell’esclusione dai Mondiali.

Intanto, mentre il calcio italiano si interroga su sé stesso, altri sport continuano a regalare successi e visibilità al Paese. Atleti e atlete azzurri stanno costruendo risultati importanti in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, alimentando entusiasmo tra i tifosi. Non a caso, alle parole di Gravina che distingue tra professionismo e dilettantismo, sono arrivate reazioni critiche dal mondo sportivo: tra queste quella della pugilatrice Irma Testa, sostenuta da campioni come Federica Pellegrini. Un’Italia che continua a vincere, dunque, ma lontano dal calcio, proprio mentre il sistema affronta una delle crisi più profonde della sua storia recente.    Fonte: Il Mattino

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