Dino Zoff: “E’ inammissibile, e si parla di eroi e di terreno di gioco!”

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Campione del mondo a 40 anni, nel 1982, non accetta che da 12 anni non vede più l’Italia al Mondiale. Nel 2014, tra l’altro, facemmo anche una brutta figura in Brasile. Dino Zoff ne parla ai microfoni de Il Mattino: «Questa è una mazzata terribile, da cui sarà difficile riprendersi. Ma ci saremo tra quattro anni? Già me lo domando e non so rispondere».

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Serve un cambiamento epocale, probabilmente.
«Ho sentito le parole del ministro non so se tocchi a lui rifondare, aspettiamo di capire cosa faranno in Federazione. Il mondo dello sport deve essere gestito dagli uomini di sport».
Vorrebbe un presidente manager o un ex giocatore al comando della ?
«Non mi permetterei mai di entrare in questo tema dettando i nomi. Io dico che ci sono anche uomini di sport che sanno fare i manager o lo sono diventati. Vedremo, certo che non mi pare sia una situazione facile da risolvere».
Si aspettava delle dimissioni nella notte di Zenica?
«No, direi di no. Non siamo abituati».
Ma magari non si aspettava che i nostri giocatori venissero definiti addirittura “eroici”…
«No, neanche questo. Eroici siamo stati noi, campioni del mondo del 1982».
Italia sottomessa dalla Bosnia sul campo…
«Sì, a prescindere dall’espulsione di , che sicuramente ha avuto il suo peso. Ma la Nazionale stava giocando veramente poco e male, gli avversari arrivavano da tutte le parti e meno male che eravamo riusciti a passare in vantaggio».
Secondo lei l’ambiente ha influito sul rendimento azzurro?
«Gli stadi difficili, che fanno paura, sono Wembley, il Bernabeu o il Nou Camp. Non scherziamo, dai».
Il terreno di gioco era disastrato, però.
«E allora? Ai miei tempi sapete che cosa mi dicevano se mi lamentavo del campo? Perché, forse per gli avversari è diverso? Se sei più bravo, ne esci comunque vincente, il terreno e il pallone sono uguali per tutti».
Non ci sono state grandi occasioni per raddoppiare.
«La fuga di Kean, finita male, il tiro di Dimarco e poco altro. La Bosnia ci ha sovrastati in tutte le zone a prescindere dall’espulsione di Bastoni. L’Italia ha fatto poco, troppo poco. Meglio con l’Irlanda, sicuramente».
Lei ha detto: tre eliminazioni di fila non sono un caso.
«Esatto. Una volta può capitare, magari per sfortuna o per un evento contrario, due volte inizi a pensare che qualche cosa non va. Alla terza, invece, capisci che non funziona il sistema e che qualche cosa bisogna rivoluzionare. Abbiamo vinto quattro mondiali, adesso non andiamo a giocare da tre edizioni».
Troppi stranieri, forse, penalizzano gli italiani.
«Ma io vedo che le nazionali giovanili funzionano e vincono. Poi dove vanno a finire quei giocatori? Se un club ha un talento in casa, sicuramente non lo penalizza a favore di uno straniero».
Lei sta dicendo che mancano i campioni, come quelli del 1982 o del 2006?
«Qualcosa ci manca sicuramente. È brutto dire che non nascono più i fuoriclasse in Italia, anche perché ce ne sono pochi anche in giro per il mondo».
Lei metterebbe un limite agli stranieri oppure una presenza obbligatoria di italiani?
«Non so se sia possibile perché poi i padroni delle società ti dicono che con certi obblighi o restrizioni non tengono in piedi la baracca. Siamo alle solite: come fai, sbagli».
Bruno Conti, Scirea, Totti, : dove sono adesso i giocatori che fanno la differenza?
«Bisogna andare a scovarli da qualche parte. Ma non credo che per battere la Bosnia in uno spareggio servisse chissà quale fenomeno. L’Italia mi ha proprio deluso, non ha giocato, si è fatta schiacciare».
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