La missione di Baggio era ridare centralità alla formazione tecnica, ma anche morale, dei giovani calciatori, per arrivare a un nuovo sistema di scouting sul territorio e alla rivisitazione dell’attività formativa dei settori giovanili. Il ruolo del settore tecnico doveva prevedere una supervisione capillare di tutto il territorio, con la divisione in 100 distretti, con 3 allenatori federali ciascuno. Con l’obiettivo di “visionare 50.000 partite l’anno, interagendo quotidianamente con i settori giovanili per poi creare un grande database multimediale: esercitazioni, test e partite filmate e catalogate”. Non se ne fece nulla.
All’epoca, ovvero dal 4 agosto del 2010, dopo il flop del Mondiale sudafricano, Baggio era stato nominato presidente del Settore Tecnico della Figc perché aiutasse quella ricostruzione di cui si sentiva fortemente bisogno. “A dicembre dello scorso anno abbiamo consegnato alla Figc il progetto su cui stavo lavorando, ovvero la formazione dei formatori – spiegò Baggio -. Alla luce della mia esperienza nel calcio, infatti, ho capito che la filiera che parte dal vertice e arriva alla cura dei giovani del nostro calcio, non poteva prescindere da un discorso sulla modernizzazione del settore tecnico. Ma sono passati dieci mesi e sono ancora in attesa di una risposta. E non nascondo di essere anche un po’ deluso. I fondi sono stati stanziati, ma finora è stata fatta solo un’iniziativa in Toscana, gratuita e riuscita molto bene, a cui hanno partecipato diversi club come Pisa e Pontedera. Poi più nulla. Veti politici? Non lo so, non voglio entrare in merito. Stavolta, però, i club non c’entrano nulla”. E poi ancora, dopo le dimissioni: “Ho provato a esercitare il ruolo che mi era stato affidato, non mi è stato consentito e non sono più disposto ad andare avanti. Ho lavorato per rinnovare la formazione dalle fondamenta, creare buoni calciatori e buone persone. Ho presentato il mio progetto nel dicembre 2011, 900 pagine, ed è rimasto lettera morta. Non amo occupare le poltrone, ma fare le cose, quindi a malincuore ho deciso di lasciare”. Quando gli chiesero se il suo fosse un addio definitvo, rispose così: “Amo il calcio e il mio Paese. Sono disponibile per qualunque iniziativa per il bene dello sport”. Chissà che quelle 900 pagine non possano tornare d’attualità.
