Italia a pezzi, Chiariello accusa: “Gestione fallimentare, senza guida tecnica non si va lontano”

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Nel suo editoriale per Radio Crc, Umberto Chiariello ha commentato l’eliminazione degli azzurri dopo la sfida contro la Bosnia, che ha sancito l’ennesima esclusione dal Mondiale. A seguire le sue parole:

“A me non piace essere facile profeta, per niente, perché io avrei voluto tanto nazionale e mondiale. Io mi aspettavo che fosse difficile, ma pensavo che alla fine, anche ai rigori, ce l’avremmo fatta. Confidavo molto nella fortuna, nella bravura, nella capacità e anche nell’aura di Gigio Donnarumma al momento dei rigori. Ho pensato alla Bosnia in Galles: lì aveva la mente sgombra, davanti ai suoi tifosi magari avrebbe sentito il peso. Io alla soluzione dei rigori ci avevo pensato, ero convinto che ci saremmo arrivati. L’1-1 con i rigori lo avevo pronosticato. Però pensavo di vincere ai rigori, perché avevamo maggiore esperienza, perché in porta c’è quel ‘drago’ di Donnarumma che ai rigori normalmente fa la differenza, perché la Bosnia avrebbe sentito il peso della partita e magari avrebbe mandato a calciare dei giovani. Insomma, pensavo che stavolta i rigori ci sorridessero. Maledetti rigori. Siamo rimasti in inferiorità numerica, è vero. Ma all’intervallo si poteva intervenire diversamente: magari sostituire Retegui per inserire un difensore come Gatti, più forte nel gioco aereo, e compattarsi dietro contro una Bosnia che spingeva soprattutto sulle fasce con continui traversoni. Si poteva provare a resistere e cercare l’episodio favorevole, che poi è arrivato ma ci ha punito. Possiamo davvero ridurre tutto agli errori sotto porta di Kean, Pio Esposito o Dimarco nelle poche ripartenze? Davvero siamo arrivati al punto di difenderci contro la Bosnia? Le scelte, sia nelle convocazioni sia durante la gara, lasciano molti dubbi. Ma sono il riflesso di una gestione complessiva. Se affidi la squadra a Gattuso, devi mettere in conto un atteggiamento prudente nei momenti difficili. È stato un grande centrocampista, ma ci si deve chiedere se abbia le caratteristiche per guidare tecnicamente una Nazionale. Perché puntare su di lui? E perché affiancargli figure come Bonucci e Buffon? Io avrei preferito un tecnico strutturato, come Mancini, con una figura di riferimento come Vialli. Dopo l’eliminazione contro la Macedonia, arriva un’altra uscita pesante contro la Bosnia, mentre Gravina resta al suo posto. Ma com’è possibile? La sua gestione è fallimentare, eppure è stato rieletto con percentuali altissime, probabilmente perché non crea opposizioni. Servirebbe un reset totale del sistema. Perché allenatori come Ancelotti lavorano all’estero e non in Nazionale? Perché Ranieri ha detto no? Come si è arrivati a questo punto? Il problema coinvolge tutto il movimento: la Nazionale è lo specchio di un calcio fragile e poco coraggioso. Non è una questione di talento, ma di organizzazione. E nel frattempo un’intera generazione cresce senza aver mai visto l’Italia ai Mondiali. Non sa cosa significhi vivere sfide storiche come Italia-Germania o Italia-Brasile, nemmeno nelle sconfitte. E quando, forse, torneremo su quel palcoscenico, per molti sarà ormai troppo tardi per viverlo davvero. Questo è il fallimento più grande.”

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