I figli di papà del ca…lcio

L'Italia fallisce ancora. Cosa stiamo sbagliando?

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Il giorno dopo è ancora peggio. L’Italia per la terza volta consecutiva guarderà il Mondiale da casa e questo non è accettabile. La colpa è di tutti, da Gravina ai calciatori, passando per Gattuso. Urge un cambiamento che scuota dalle fondamenta un sistema ormai obsoleto, incapace di rinnovarsi e di stare al passo con il calcio moderno.

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Nell’occhio del ciclone ovviamente ci sono i ragazzi che ieri sera sono scesi in campo, eccezion fatta per tre o quattro elementi, che hanno fatto vedere quali sono i loro limiti tecnici, caratteriali e mentali e quanto sia evidente la differenza tra il giocare per il proprio club o giocare per la nazionale.

Il famoso “blocco Inter”, tanto decantato nei confini nazionali, dominante in Italia, dove i calciatori si comportano come se tutto gli fosse dovuto, che come dei veri “figli di papà”, quando devono contare solo sulle proprie forze vengono meno.

Calciatori che simulano ed esultano in faccia all’avversario, che esultano per il passaggio del turno di un’avversaria più agevole, che prendono in giro il proprio ex allenatore davanti alle telecamere di tutta Italia perché l’anno scorso venivano sostituiti al 60esimo, che vengono protetti dai propri dirigenti e spesso anche dalla stampa.

Calciatori che ieri sera erano totalmente irriconoscibili, che in un ambiente ostile come è stato quello di Zenica hanno condannato 60 milioni di italiani a dover aspettare altri 4 anni per vedere (forse) un Mondiale.

Per riprendere le parole di Beppe Bergomi sul caso Bastoni: “è un calciatore che sta vivendo un momento difficile. Se vuoi farlo giocare, devi metterlo nelle migliori condizioni per lui e nella sua posizione ideale”.

Ha tanta ragione lo Zio, che ha portato l’esempio di un grandissimo vincente come Ettore Messina, ritirato dopo 40 anni di carriera, per non essere riuscito a reggere la pressione dei social, e questo fa capire la difficile situazione che può vivere un ragazzo giovane, messo nell’occhio del ciclone.

Ma allora come si riprende questa nazionale?

Serve ripartire dai giovani ma farlo nel modo giusto, non come accaduto ieri con Pio Esposito ad esempio, gettato nella mischia per poi dargli la grande responsabilità di fargli tirare il primo rigore perché era l’unico calciatore offensivo in campo. Non si deve fare tutto e subito. Il processo di sviluppo dei giovani deve essere lento e graduale. Solo in questo modo riusciremo in futuro a toglierci delle soddisfazioni.

La prima cosa da fare però, deve essere qualcosa che parta dai tifosi. Che non si faccia al termine di ogni partita il processo agli arbitri, che non si cerchi il pelo nell’uovo per giustificare una sconfitta. Cambiamo prima noi che il calcio lo guardiamo da fuori e mandiamo un segnale a chi c’è dentro.

L’Italia non merita questo sistema, non merita questa nazionale, non merita questi calciatori.

Adesso non ci resta che meditare, darci un altro pizzicotto sulla pancia e guardare i progressi fatti dagli altri. Fino a quando non faremo qualcosa per smuovere questa situazione, saranno le uniche cose che possiamo fare.

 

A cura di Sara Di Fenza e Guido Russo

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