Colonnese alla Gazzetta: “Napoli ti soffoca di amore, anche quando le cose vanno male”

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L’ex difensore nerazzurro: “Tifavo Juve, poi ho scoperto l’interismo. Alla Lazio fuori rosa per orgoglio. Simoni mi ha insegnato che non si può deludere la gente”

 

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Dalla Lucania dei briganti all’onore di San Siro, Francesco Colonnese, amichevolmente Ciccio per chiunque lo conosca, ha scritto un originale romanzo di formazione. L’ex difensore nerazzurro, oggi 54enne, ha preso botte e le ha date: oggi non vuole strappare nessuna pagina, anzi adesso si specchia nel figlio Lorenzo, talentino 2006 del Monza che fa il suo stesso mestiere.

BATUMI, GEORGIA - MARCH 07: Francesco Colonnese of FC Internazionale Legend prior to FC Internazionale Legend Series Friendly Match on March 07, 2024 in Batumi, Georgia. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)
Nato a Potenza, 54 anni, all’Inter dal 1997 al 2000 vincendo la coppa Uefa 1998. Ha giocato anche con Napoli, Roma e Lazio.
L'ex difensore di Inter e Lazio ricorda due momenti iconici del nostro calcio

Colonnese, quanto c’è delle origini, la Lucania, nella sua educazione calcistica? 

“Potenza, terra mia. La terra dei briganti. Ecco, mi sento un po’ brigante anche io. E un po’ leone, che è il mio segno zodiacale e il simbolo della città. Tutto parte esattamente dalle mie origini: l’abnegazione, la volontà, la costanza, la tenacia, la perseveranza appartengono a una regione troppo spesso dimenticata. Grazie a tutto ciò sono riuscito a raggiungere certi traguardi, anche se non avevo grande talento. In famiglia quello più bravo era mio fratello maggiore, io ho giocato per dimostrare a mamma e papà che potevo fare meglio, nonostante tutto. Quando mi allenavo sotto la neve a Potenza, la gente mi guardava a bocca porta e diceva: questo non molla mai. E così è stato, in una carriera di alti e bassi io non ho mai mollato”.

Sono stati Napoli e Inter i due club del cuore? 

“Sì, le squadre a cui mi sento più vicino. Napoli ti soffoca di amore, anche quando le cose vanno male, l’Inter è elegante e severa perché San Siro non ti perdona l’errore. Napoli è speciale perché mio papà era tifoso azzurro: piangevo quando non mi hanno riscattato e sono dovuto andare all’Inter, ma non potevo sapere sarebbe stato il viaggio più incredibile della mia vita. A Milano ho vinto una Uefa, ho giocato con Ronaldo, il migliore di tutti, e ho scoperto l’interismo e una squadra che tiferò per sempre. E pensare che da ragazzo simpatizzavo per la Juve”.

Ciccio Colonnese in maglia Siena. Lapresse

A Milano ha ritrovato un papà, Gigi Simoni, che aveva conosciuto alla Cremonese: cosa le ha insegnato davvero? 

“Quando arrivai da lui a Cremona mi disse: ‘Ti ho preso dal Giarre, non ti dimenticare mai da dove arrivi. Pensa sempre a tutti i ragazzi di Potenza, che ti guardano con ammirazione. Non deluderli’. Si gioca per la gente, solo per la gente: questo mi ha insegnato e non ho mai dimenticato”.

Quanto il mancato scudetto del 1998 ha unito quel gruppo, forse più della vittoria della Uefa? 

“Quella sconfitta ci ha lasciato un amore eterno. Ci ha unito molto. La dimostrazione è che, a distanza di quasi 30 anni, abbiamo una chat creata da me e da Moriero in occasione della scomparsa di Gigi Simoni. Scriviamo tutti, da Simeone a Ronaldo. Perfino West che lascia sempre questo messaggio: ‘Ullalà’. Lo ripete da 30 anni… Taribo è unico, non è solo quello che ha preso a morsi Nicola Caccia del Napoli dicendogli ‘Ti mangio’. Quando finivamo la doccia, lui era ancora lì ad Appiano a correre per i fatti suoi: l’allenamento non era mai abbastanza”.

Lei ha citato anche Ronaldo e Simeone: è vero che lei ha fatto da paciere tra i due? 

“Sono stato mediatore tra due campioni, metteteci poi dentro la rivalità Brasile-Argentina… Il Cholo è il miglior amico che mi ha dato il calcio, ci sentiamo ogni giorno e spesso vado da lui a Madrid. Non tollerava niente che non fosse la perfezione atletica, mentre Ronaldo era un mondo a sé, per decisione di Simoni. Non aveva bisogno di fare tutte le nostre ripetute anzi, quando ci vedeva, rideva goliardicamente e questo mandava fuori di testa Diego. Oggi, con la testa d’allenatore, ha capito che non tutti i talenti sono uguali”.

L'ex difensore commenta l'esito del derby di Milano, vinto dai nerazzurri in rimonta contro il Milan

Ha segnato la sua carriera anche il pugno ricevuto da Totti quando era al Siena dopo una provocazione. Come la vive a distanza di tempo? 

“Mi dispiace che sia degenerata e se ne parli ancora dopo 20 anni. Io conosco bene lui, so che persona sia, ma anche lui sa che persona sono io… Siamo gente perbene e non mi piace che vengano fuori giudizi diversi: non ho più avuto la possibilità di rivederlo, ma spero un giorno ci si potrà riabbracciare. In campo, contro un campione sublime come lui, dovevo provarle tutte, ma senza cadere in scorrettezze”.

 Quale è stato il momento più duro della carriera? 

“Alla Lazio, al tempo del piano Baraldi: era ‘prendere o lasciare’. Firmarono tutti, tranne me e Stam. Venni messo fuori rosa per due anni, mobbing puro. Non mi era piaciuto il diktat, l’assenza di dialogo. Sono stato istintivo, ma non me ne pento: è sempre colpa del famoso orgoglio lucano, non baratto i miei valori anche a costo di andare a sbattere”.

Delle tante battaglie vissute in campo, quale l’ha esaltata di più e quale l’ha fatta più soffrire? 

“Contro Raul, in Inter-Real, è stata la mia notte migliore. A Manchester, contro lo United, marcavo Andy Cole e uscii con il mal di testa: andava a una velocità pazzesca, lo ricordo come un incubo”.

L’azzurro è il rimpianto più grande? 

“Custodisco un titolo europeo U21 e ricordo ancora cosa mi disse Cesare Maldini prima di Francia ‘98: “Portò Bergomi, che è più esperto, ma da settembre provo te…”. Purtroppo la stagione all’Inter fu un disastro e la Nazionale è rimasta un sogno”.

Suo figlio Lorenzo, miglior giocatore del Viareggio 2025 con il Genoa, ha preso da lei? 

“Gioca meglio di me con la palla, elegante come si chiede ai difensori di questa epoca. Se limerà dei difetti farà moltissima strada. Gli direi di prendere il mio coraggio, di essere più cattivo sportivamente. E non mollare, crederci sempre”.

Cosa non dovrebbe prendere, invece, dal papà? 

Fonte GAZZETTA

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