Gazzetta – Nel rush finale è Kevin de Bruyne l’uomo in più
Kevin si è preso il ruolo di leader: guida i suoi verso un posto Champions o all’inseguimento dell’Inter capolista con il Mondiale all’orizzonte.

Ci vorrà un navigatore satellitare per orientarsi nel salotto buono di Kevin De Bruyne: e in quel percorso dolcemente abbagliante, val la pena di perdersi. C’è una Champions League e poi collegate la Supercoppa Uefa e il Mondiale per Club; ci sono sei Premier League, e cinque coppe di Lega inglesi, tre Community Shield e due coppe d’Inghilterra; ma per non negarsi nulla, c’è un titolo in Belgio, con Coppa e Supercoppa; e pure una Coppa e una Supercoppa in Germania con il Wolfsburg e infine, storia recentissima, la Supercoppa Italiana alla quale non ha partecipato ma che rientra in gioielleria.
Il maestro
Vincere aiuta a rivincere e in questo Napoli che insegue altro – che sia la qualificazione in Champions, che sia la possibilità di mettere ansia addosso all’Inter candidandosi come rivale sino al termine della stagione – c’è chi sa come si fa, ripetutamente, praticamente in ogni angolo del mondo, certo in ogni squadra nella quale s’è divertito, Werder Brema escluso, guarda un po’ eliminato dal Napoli di Benitez dai quarti di Europa League.
Rieccolo
De Bruyne è il calcio che il Napoli ha perso a lungo e che ritrova in questo finale in cui servirà classe e personalità, dunque quella autorevolezza che fa la differenza e sposta i valori. De Bruyne è il top player che irriga di fosforo una squadra già forte di suo, penalizzata da una serie di incidenti e anche da zone d’ombra, però sempre voracemente in corsa per sentirsi viva, anzi protagonista. De Bruyne è il genio che indirizza una gara, il valore aggiunto da sistemare dove vuole Conte e dove poi sceglie – analizzando il corso della partita – quel talento smisurato che ha rapito il Maradona pur essendoci stato praticamente di passaggio: solo 430’ dei complessivi 906’ spalmati nelle 14 presenze. Però il peggio è passato, il bicipite femorale è un ricordo da scacciare via, adesso c’è da accogliere Modric con il Milan e poi proiettarsi in quell’orizzonte nel quale c’è di tutto: l’incognita del ruolo da assumere in campionato e il desiderio di vivere da protagonista il prossimo Mondiale.
Allure
De Bruyne è un fattore, si direbbe un’emozione, l’uomo che rientra a gara in corso contro il Lecce al Maradona e magneticamente attira su di 31sé i brividi dello stadio di casa, che sembra restare sospeso come dinanzi ad una visione. De Bruyne è la luce che viene irradiata – sempre con il Lecce – in una partita improvvisamente difficile, che il belga smonta andando tra le linee, prendendosi un paio di verticalizzazione di Gilmour, sfruttandole per alimentare aggancio e sorpasso. De Bruyne è un rimpianto grosso così, perché si è fatto male all’ottava partita di campionato, è riuscito a giocarne solo tre di Champions League e, maledizione, ne ha saltate complessivamente ventotto: avercelo e non avercelo non può essere la stessa cosa, non lo è stato, e adesso che c’è il Napoli evita di ripensare quel ch’è stato e che invece avrebbe potuto essere e comincia un po’ a goderselo. Nell’album personale manca ancora qualcosina e il contratto, a prescindere, recita con chiarezza: scadenza giugno 2027. Non è mai troppo presto per regalarsi un Kevin De Bruyne d’autore alle pareti dell’anima. Fonte: Gazzetta
