Lichtsteiner: “Conte ed Allegri, due maestri; mi ispiro a loro”

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Stephan Lichtsteiner, 42 anni compiuti il 16 gennaio, ha vissuto un compleanno che potrebbe passare alla storia come quello della svolta per la sua carriera da allenatore: dieci giorni dopo ha risolto il contratto con il Wettswil-Bonstetten, club di quarta divisione svizzera, e il 29 gennaio ha sostituito Magnin alla guida del Basilea in Europa League. Uno dei club svizzeri più gloriosi del Paese, secondo per numero di titoli e campione in carica in Super League. Licht correva da giocatore sulla fascia destra, e tanto, e ha cominciato a farlo anche in panchina: il tempo di prendere le misure e via, quattro vittorie nelle ultime cinque partite e terzo posto in classifica. La sua intervista al CdS:

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Azione e reazioni notevoli: 63 giorni fa era in Prima Lega e sabato, invece, sfiderà lo Young Boys. Un trionfo.
«Assolutamente. Sono davvero entusiasta di questa nuova sfida e molto grato alla dirigenza del Basilea per avermi concesso fiducia e questa opportunità. Farò del mio meglio ogni giorno per raggiungere il massimo. A modo mio e secondo la mia filosofia».
Il calcio secondo Lichtsteiner, l’allenatore.
«Vincere ed entusiasmare i tifosi. La squadra deve divertirsi e dare tutto: deve essere molto attiva, dominante in entrambe le fasi e girare ad alta intensità. Bisogna avere una visione chiara e principi chiari. Certo, questa è davvero un’enorme sfida, soprattutto nel contesto in cui sono subentrato: nessuna preparazione e pochissimi allenamenti. Da zero direttamente a cento».
Come vede il futuro del Basilea?
«Ricco di successi, ne sono certo, ma con pazienza. Vogliamo regalare gioia ai nostri tifosi e ringiovaniremo la squadra: dinamica, coraggiosa, fresca. Valorizzando gli eccellenti talenti del Basilea e attirandone altri dall’estero».
Una mentalità vincente forgiata nel fuoco di grandi esperienze in campo: Juve, Lazio, Arsenal, Svizzera.
«Respirare l’aria di top club mi ha aiutato, certo. Credo nella cultura del lavoro, solo così si può migliorare. Vogliamo giocatori ambiziosi e affamati che aspirino a una grande carriera. Il passaggio al Basilea deve essere un orgoglio vero per tutti, così come per il club registrare il successo dei suoi talenti: è riuscito con gente come Granit Xhaka, Akanji, Sommer o Salah».
Idee chiare.
«Abbiamo un piano pluriennale e lo stiamo seguendo con il club, indipendentemente dai risultati a breve termine. Anche se odio non vincere…».
In questo ricorda tanto Antonio Conte, suo maestro alla Juve e ora al Napoli.
«Con lui sono cresciuto enormemente. Sono diventato un giocatore in grado di competere ai vertici internazionali per diverse stagioni e sotto ogni punto di vista. È di altissimo livello sotto il profilo tecnico-tattico e ottiene il massimo dai suoi giocatori dal punto di vista fisico. Riesce a spremere il massimo assoluto da un calciatore e da una squadra in breve tempo. Incarna la voglia di vincere e la mentalità vincente, giorno dopo giorno».
Ancora alla Juve ha lavorato e vinto anche con Allegri, tecnico del Milan, altro maestro.
«Eccellente nel team building. Sa creare un’ottima intesa in squadra e gestire molto bene i giocatori di punta nel corso di una stagione. È molto pragmatico e adatta fortemente il suo stile di gioco alla squadra che allena».
Si ispira di più a Conte o Allegri?
«I loro punti di forza sono fonte di ispirazione per me. Sono entrambi dei vincitori, dei campioni. Ed entrambi sono stati fondamentali per la mia carriera da calciatore. Lavorerò sodo per avere una parabola da allenatore altrettanto di successo, anche se è molto difficile. Ma ero ambizioso e lo sono ancora».
Alla Lazio, invece, aveva Delio Rossi.
«Mi ha insegnato moltissimo sul comportamento difensivo collettivo e individuale, trasformandomi in un difensore decisamente migliore. Un know-how che sfrutto anche oggi da allenatore».
Davanti a tutti, in Serie A, c’è Chivu con l’Inter.
«Sì, seguo con grande interesse: l’Italia è la mia seconda patria e sto conseguendo la licenza UEFA Pro in Italia. Mi sto divertendo moltissimo».
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