CdS Campania – Conte nessuna squalifica, ammette e paga. La multa sarà devoluta in beneficenza. Rischiate 4 giornate

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È stato raggiunto un accordo che prevede   la “commutazione integrale della sanzione,   previa riduzione per la collaborazione prestata dall’indagato e il rito prescelto”, in una multa di 6.000 euro  

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Ecco perché  il tecnico   del Napoli   non sarà squalificato   per il “testa di…”   a Manganiello  

 

 

Antonio Conte non sarà squalificato per il famoso “testa di c…” rivolto all’arbitro Gianluca Manganiello verso la fine del primo tempo della partita Napoli-Como, valida per i quarti di finale di Coppa Italia, disputata l’11 febbraio scorso al Maradona. Lo sfogo, sfuggito a tutti gli ufficiali di gara (anche se il quarto uomo, Giovanni Ayroldi, seguiva a pochi passi il tecnico leccese, quasi incollato a questi) non venne infatti sanzionato sul campo, potendo, così, Conte concludere la sfida, regolarmente seduto in panchina. Furono le telecamere di Mediaset a mandare in onda, terminato il match, le riprese dal basso, realizzate attraverso la cosiddetta “Contecam”, che mostravano quanto detto dal mister, il cui labiale fu sottotitolato più e più volte. A scatenare la rabbia dell’allenatore partenopeo, la richiesta, rivolta al direttore di gara con le parole “vallo a vedere almeno”, condita dall’epiteto di cui sopra, di visionare, all’on field review, e sanzionare con l’espulsione, il fallo da ultimo uomo di Ramon ai danni di Hojlund. Decisione che, ove adottata, avrebbe costretto il Como a giocare l’intero secondo tempo in inferiorità numerica. guidata dall’avvocato Giorgio Ricciardi, Sostituto Procuratore di lungo corso, ha ascoltato le spiegazioni fornite sull’episodio da Antonio Conte, assistito dal legale storico del club, l’avvocato Mattia Grassani di Bologna. Tensione alle stelle, importanza del risultato, errore grave commesso dall’arbitro, più che influente ai fini del risultato, le motivazioni, attentamente verbalizzate dagli ispettori FIGC, poste da Conte alla base della propria reazione scomposta.
A seguito dell’audizione, la Procura e il legale bolognese del tecnico, sussistendo i presupposti per l’applicazione dell’art. 126 del Codice, hanno raggiunto un accordo che prevede la commutazione integrale della squalifica, previa riduzione per la collaborazione prestata dall’indagato ed il rito prescelto, a 6.000 euro di ammenda e disponibilità del tecnico a destinare interamente la somma in favore di una nota associazione nazionale che si occupa di cura domiciliare per malati di tumore. Quindi, nessun stop per il mister e beneficenza per chi soffre. La Procura Generale dello Sport presso il CONI ha già espresso parere favorevole circa la sanzione individuata dalle parti e ora si attende il comunicato ufficiale della FIGC che renda esecutivo il provvedimento, all’esito della necessaria valutazione finale del Presidente federale. Troppo plateale la protesta, troppo televista la frase incriminata, troppe le polemiche che ne seguirono, tanto che la Procura Federale, con il Procuratore Capo, Giuseppe Chinè, aprì immediatamente un fascicolo. Il rischio per Conte, in base all’articolo 36 del codice di giustizia sportiva, era quello di subire minimo 4 giornate di squalifica, pena base stabilita dal regolamento in caso di condotta ingiuriosa nei confronti degli ufficiali di gara. Dopo pochi giorni dall’accaduto, Conte è stato, quindi, interrogato, in gran segreto, dagli 007 della Procura Federale, a Castel Volturno. La delegazione degli inquirenti federali,
guidata dall’avvocato Giorgio Ricciardi, Sostituto Procuratore di lungo corso, ha ascoltato le spiegazioni fornite sull’episodio da Antonio Conte, assistito dal legale storico del club, l’avvocato Mattia Grassani di Bologna. Tensione alle stelle, importanza del risultato, errore grave commesso dall’arbitro, più che influente ai fini del risultato, le motivazioni, attentamente verbalizzate dagli ispettori FIGC, poste da Conte alla base della propria reazione scomposta. A seguito dell’audizione, la Procura e il legale bolognese del tecnico, sussistendo i presupposti per l’applicazione dell’art. 126 del Codice, hanno raggiunto un accordo che prevede la commutazione integrale della squalifica, previa riduzione per la collaborazione prestata dall’indagato ed il rito prescelto, a 6.000 euro di ammenda e disponibilità del tecnico a destinare interamente la somma in favore di una nota associazione nazionale che si occupa di cura domiciliare per malati di tumore. Quindi, nessun stop per il mister e beneficenza per chi soffre. La Procura Generale dello Sport presso il CONI ha già espresso parere favorevole circa la sanzione individuata dalle parti e ora si attende il comunicato ufficiale della FIGC che renda esecutivo il provvedimento, all’esito della necessaria valutazione finale del Presidente federale. Fonte: CdS
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