Lorenzo Insigne:” Con il Napoli non è stato calcio…”! – GdS

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Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano, ma non sempre. E’ il caso di Lorenzo Insigne, che nella sessione invernale di calciomercato è stato accostato al Napoli per uno di quei ritorni romantici, che alla fine per il fuoriclasse napoletano è avvenuto, ma a Pescara. Nella lunga intervista pubblicata oggi da La Gazzetta dello Sport, Lorenzo Insigne si è raccontato dagli inizi della carriera fino ai momenti più importanti a Napoli con i compagni commuovendosi.
Quindici anni dopo, Lorenzo Insigne ha un orecchino in più, il pizzetto e tatuaggi su tutto il corpo. In mezzo, tra l’Insigne diciannovenne e l’attuale, 34 suonati, chiamato a risollevare una squadra ultima in B, c’è un nastro, umano e professionale, da riavvolgere. Soprattutto c’è Napoli. La sua terra, la sua gente e la squadra dove ha lasciato il cuore.
 
Napoli significa Frattamaggiore, dove sei nato. Significa le partite da bambino in piazzale Rossini, il tuo quartiere, o le brioche al bar di via Vergara.
(gli occhi diventano lucidi) “Mangiavo tanto e male da piccolo. Più di tutto mi piaceva la sfogliatella. Seguo un’alimentazione molto rigida, a volte mia moglie mi accusa di essere ‘pesante’, ma una volta a settimana c’ho lo sgarro e mangio pizza, Nutella, sfogliatella tutto insieme. Le partite con i miei fratelli e con i miei amici sono indimenticabili. Sono emozioni che ti rimangono dentro, specie poi se ripensi al percorso che hai fatto e ai sacrifici della famiglia. Con Antonio, mio fratello più grande, ci litigavo sempre. Giocavamo contro e se perdevo mi massacrava”.
Te lo ricordi il primo pallone?
“No, però giocavo sempre con il Super Santos, che si perdeva, si deformava, si bucava… Un macello”.
Papà che lavoro faceva?
“Ne ha fatti tanti… Il calzolaio, per esempio. Ha lavorato duro per crescere quattro maschi in un quartiere difficile. L’esempio dei miei genitori e il calcio ci hanno salvato dalle cattive compagnie. Io ero il più piccolo e venivo coccolato e protetto dai ragazzi della zona, che sapevano del mio sogno di diventare un calciatore. Ho cominciato all’Olimpia Sant’Arpino e già il sabato sera non uscivo perché il giorno dopo avevo la partita. Nel settore giovanile del Napoli c’erano ragazzi più forti di me, ma che non avevano la mia mentalità. Io volevo arrivare a tutti i costi”.
Zeman ti ha cambiato la vita.
“Ha sempre creduto in me, ha visto qualcosa che gli altri non vedevano, mi ha dato fiducia. Mi ha voluto al Foggia in C e ho fatto 19 gol; mi ha portato al Pescara l’anno dopo in B e ne ho fatti 18, con 14 assist e la promozione in A. Diceva: ‘Gioca spensierato’. Davanti, in quel Pescara, c’eravamo io largo a sinistra, Caprari a destra e Immobile al centro, alle spalle Verratti e poi i grandi vecchi che tanto aiutarono noi giovani: Cascione, Zanon, Balzano, Maniero…”.

I tuoi allenatori: Mazzarri, Benitez, Sarri, Ancelotti, Gattuso e Spalletti. Chi ti ha dato di più?
“Con Sarri ho espresso il mio miglior calcio al Napoli. Mi è piaciuto tanto l’approccio e il rapporto che ho avuto con mister Gattuso perché è una persona di cuore, diretta”.
I tre compagni del Napoli che porteresti con te in qualsiasi squadra.
“Hamsik, Koulibaly e Mertens”.
Il tuo manifesto è il cross sul secondo palo per Callejon che fa gol?
“Anche al Pescara, quando qualcuno crossa sul secondo palo, il mister esclama: ‘Insigne per Callejon!’. Non è mai stata una cosa preparata, codificata. Io sapevo che lui era là e lui sapeva che io, quando rientravo da sinistra verso il centro, gliela mettevo sulla testa o sul piede”.

Più forte Cavani o Higuain?
“Non farmi ’ste domande… Ho fatto fare gol a tutti e due. Cavani attacca di più la profondità, lotta di più, però scelgo Gonzalo perché la sua qualità mi impressionava. Era un trequartista travestito da punta”.
Il trionfo a Euro 2020. Il primo ricordo che ti torna in mente?
“Io che salto addosso a Donnarumma dopo l’ultimo rigore parato mentre penso: ‘Che abbiamo combinato!’. Posso giocare anche in D, ma alla Nazionale non rinuncio: se mi chiamano, corro”.
Che cosa vorresti dire oggi ai tifosi?
“Che con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. E l’amore non si pesa”.
 
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