Martedì sera ci sarà l’ultimo atto dei playoff, dove la nostra nazionale sarà impegnata.
Tra l’Italia e la partecipazione al mondiale, però, c’è di mezzo la Bosnia, una squadra sicuramente di livello inferiore al nostro ma che nasconde diverse insidie.

La storia della Bosnia
Dallo scioglimento dell’ex Unione Sovietica, nel 1992, la Bosnia ha svolto le sue primissime partite amichevoli a scopo prettamente benefico, mentre l’esordio internazionale (quindi riconosciuto dalla FIFA) è arrivato solo nel Novembre del 1995, a Tirana contro l’Albania, in un match terminato 2-0 in favore dei padroni di casa.
La prima vittoria ufficiale della Bosnia è un ricordo amaro per l’Italia, allora vice-campione del mondo. Nel 1996 a Sarajevo, infatti, gli azzurri uscirono sconfitti per 2-1, con goal di un ex Serie A come Hasan Salihamidzic, passato tra le file della Juventus e del Bayern Monaco. Quella sconfitta costò la panchina ad Arrigo Sacchi.

Il primo incontro ufficiale UEFA, avvenne sempre nel 1996, durante le qualificazioni ai Mondiali in Francia del ’98, terminato con il risultato di 3-0 in favore della Grecia.
Ripercorrendo gli annali, c’è un altro curioso aneddoto legato all’Italia e risale all’Aprile del 2000, quando i Bosniaci affrontarono, a scopo benefico, per raccogliere fondi per gli orfani di guerra, una rappresentativa denominata FIFA World Stars. L’incontro terminò con la vittoria di questi ultimi con il goal decisivo segnato da Roberto Baggio.
L’ascesa della Bosnia, come nazionale di tutto rispetto iniziò negli anni ’10 del 2000, dove i “dragoni“, chiamati così in onore di Husein Gradaščević, capitano e leader bosniaco del XIX secolo che guidò una rivolta contro l’Impero Ottomano per ottenere l’autonomia della Bosnia, soprannominato proprio “il Drago di Bosnia“, iniziarono la loro personale scalata, che li vide raggiungere addirittura l’ottavo posto nel ranking FIFA del 2013.
Nel 2014, per la prima volta nella storia, la Bosnia ottenne la qualificazione diretta per un Mondiale, anche se la favola si interruppe subito.
In Brasile infatti, i bosniaci finirono nel girone con Argentina, Nigeria e Iran e chiusero al terzo posto in classifica, frutto di due sconfitte (2-1 contro l’Argentina all’esordio e 1-0 contro la Nigeria) e una, purtroppo per loro, inutile vittoria per 3-1 contro l’Iran nell’ultima partita del girone.

Nella speranza che sia di buon auspicio per noi, bisogna ricordare anche le qualificazioni all’Europeo del 2020, ultimo trofeo alzato dagli azzurri, che, proprio come oggi, videro sul proprio percorso proprio la Bosnia, che terminò quarta e mancò ancora una volta l’accesso agli Europei.
Arriviamo allora ad oggi. La Bosnia è stata inserita nel girone H, dove ha affrontato Austria, Romania, Cipro e San Marino. In virtù del secondo posto ottenuto, i bosniaci sono arrivati ai playoff, dove hanno battuto, in una gara al cardiopalma il Galles e hanno staccato il pass per la finale, che come risaputo, si giocherà a Zenica, Martedì sera contro l’Italia.
La rosa
L’organico della Bosnia è costituito da molti calciatori di indubbio talento, partendo da Edin Dzeko, primo per presenze (147) e per goal segnati (73).

Restando in Serie A, la vecchia guardia si mischia con il nuovo che avanza poiché nella rosa bosniaca si trovano l’Atalantino Kolasinac, (63 presenze in nazionale, sesto all time) e il difensore 23enne del Sassuolo Tarik Muharemovic.
Di talento, come detto, c’è e lo sa bene il Napoli che la scorsa estate aveva messo gli occhi su Amar Dedic, terzino destro, ex Salisburgo e oggi in forza al Benfica, oltre all’uomo del momento: Kerim Alajbegović, 18enne talento del Salisburgo, osservato speciale del Napoli e che nella semifinale contro il Galles ha stravolto la partita da subentrato, servendo l’assist per il pareggio e segnando il rigore decisivo.
I precedenti
I precedenti tra Italia e Bosnia, come detto, non mancano. Sono stati in tutto sei, con 4 vittorie per gli azzurri, 1 pareggio e 1 vittoria per i Bosniaci. L’ultima partita tra le due compagini risale al Giugno 2024, dove l’Italia vinse 1-0 grazie alla rete di Frattesi.
A cura di Guido Russo
