Il Napoli riparte, si ferma, e poi si perde. Le soste per le nazionali, fin qui, non hanno mai raccontato una storia lineare. Piuttosto, hanno fotografato una squadra capace di esaltarsi e crollare nel giro di poche settimane. Dopo le prime due giornate, archiviate con le vittorie contro Sassuolo e Cagliari, arriva la prima pausa. Alla ripresa, a Firenze, la squadra di Conte offre il suo volto migliore: un netto 3-1, con l’esordio con gol di Hojlund e le firme di De Bruyne e Beukema. Un Napoli brillante, convincente, che sembra già pronto a dominare. Ma è solo un’illusione. La seconda sosta, quella di ottobre, cambia tutto. Al rientro, il Napoli si smarrisce: prima la sconfitta contro il Torino in campionato, poi il pesantissimo 6-2 incassato in casa del PSV in Champions League. Due ko in pochi giorni che aprono crepe profonde, tecniche e mentali.
Serve una reazione, e infatti arriva subito: 3-1 all’Inter al Maradona, una vittoria che restituisce ossigeno e fiducia. Ma il problema resta evidente.
Il Napoli, fino a quel momento, è una squadra senza continuità, capace di passare dallo spettacolo al blackout nel giro di una sosta.
