La Nazionale batte il colpo anzi, due
C’è un’Italia che fatica a riconoscersi e un’altra che, quando si libera dai propri fantasmi, torna a somigliare a ciò che dovrebbe essere. La sfida contro l’Irlanda del Nord, giocata ieri 26 marzo, ha raccontato esattamente questo: una squadra divisa tra paura e consapevolezza, tra blocco mentale e improvvise fiammate di qualità.
Il primo tempo è stato lo specchio delle tensioni che ancora avvolgono gli Azzurri. Un avvio soporifero, quasi contratto, dove l’eccesso di pressione ha finito per paralizzare idee, movimenti e soprattutto il giro palla. Ritmi bassi, linee di passaggio prevedibili, pochi smarcamenti: un’Italia lenta nella costruzione e sorprendentemente vulnerabile contro un avversario tecnicamente inferiore ma più reattivo, più “dentro” la partita.
In questo contesto, le uniche tracce di vitalità sono arrivate da iniziative individuali: un guizzo di Matteo Politano con un tiro dalla distanza, un colpo di testa di Sandro Tonali che sfiora la traversa e un tentativo isolato di Moise Kean. Troppo poco per scardinare un blocco difensivo ordinato e disciplinato. L’Irlanda del Nord, senza strafare, ha chiuso gli spazi con efficacia e ha saputo anche ripartire con una rapidità che ha finito per amplificare i limiti italiani, più mentali che tecnici.
Poi, nella ripresa, qualcosa è cambiato. Non tanto negli uomini o nel sistema, quanto nell’atteggiamento. L’Italia si è finalmente scrollata di dosso quella tensione che ne aveva appesantito le giocate. Il pallone ha iniziato a viaggiare con maggiore velocità, i centrocampisti hanno trovato linee più coraggiose e gli esterni hanno dato ampiezza con continuità. È lì che si è vista la seconda faccia degli Azzurri: più fluida, più verticale, più consapevole dei propri mezzi. Una squadra capace di alzare il baricentro, di schiacciare l’avversario e di creare con maggiore continuità i presupposti per colpire. Non è stata una trasformazione totale, né priva di imperfezioni, ma sufficiente a ribaltare l’inerzia emotiva della gara.
Resta però una riflessione di fondo: questa Italia non può permettersi di vivere di intermittenza. Contro avversari di livello superiore, un primo tempo come quello visto ieri rischia di diventare una condanna. La qualità c’è, ma va liberata subito, senza il peso di paure che non dovrebbero più appartenere a una Nazionale in cerca di identità.
La partita contro l’Irlanda del Nord lascia dunque un messaggio chiaro: il problema non è cosa l’Italia sa fare, ma quando decide di farlo. E, nel calcio internazionale di oggi, il “quando” fa tutta la differenza.
A cura di Maurizio Santopietro
