Italia, missione Mondiale: Gattuso punta su Pio Esposito

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L’ultima volta che l’Italia giocava una partita ufficiale di un Mondiale, Francesco Pio Esposito doveva ancora compiere 9 anni. Era il 24 giugno del 2014, quattro giorni prima del compleanno dell’attaccante nato a Castellammare di Stabia nel 2005. Per lui, come per tutti i bambini della sua generazione e di quelle a seguire il Mondiale di calcio è sempre stata una manifestazione senza l’Italia. Ma domani potrebbe essere proprio Pio a cambiare la storia, anzi a riscriverne una pagina tutta nuova: finalmente felice e a tinte azzurre.

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Pio è un ragazzo grande e grosso, molto più grande e molto più grosso di quelli della sua età. A giugno compirà 21 anni: l’augurio principale che si è fatto oramai da qualche mese è quello di poter spegnere le candeline all’interno del ritiro americano con i suoi compagni di Nazionale. In caso di qualificazione, infatti, l’Italia sarà impegnata con le gare del girone fino al 24 giugno, poi ci saranno gli eventuali ottavi di finale, quelli che Pio e gli azzurri sperano di poter vivere da protagonisti negli States.
 Dopo le delusioni del 2017 con la Svezia e del 2022 contro la Macedonia è tempo di invertire una tendenza troppo amara per il calcio italiano. Per farlo, quindi Rino Gattuso si affida a un ragazzino di 20 anni che porta con sé la sfrontatezza della gioventù ma il peso specifico offensivo del veterano.
Lo dicono i suoi numeri stagionali: sei gol in campionato e 2 in Champions League con la maglia dell’Inter, partendo in seconda fila alle spalle di Lautaro Thuram nelle gerarchie dell’attacco neroazzurro.
Secondo quanto riportato da ilmattino, dovrà battere la concorrenza di Kean e Retegui, ma se pure dovesse partire dalla panchina non si butterà giù, anzi. Farà alla sua maniera, quella di sempre: mente fresca e piedi caldi. Prima della gara con la Norvegia Haaland ripose che non sapeva chi fosse Pio Esposito e lui gliel’ha fatto notare facendo gol: il secondo in 3 giorni con la maglia dell’Italia. Adesso arriva l’Irlanda, che probabilmente non si farà trovare altrettanto impreparata.
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