Ciro Ferrara rompe il silenzio e affida ai social tutta la sua delusione per l’esclusione dal murale del “Napoli Dream Team”, realizzato dall’artista partenopeo Jorit all’esterno dello stadio Diego Armando Maradona.
Un’assenza che pesa, soprattutto considerando il legame profondo tra l’ex difensore e la città. “Sono napoletano di nascita e di sangue”, scrive Ferrara in un lungo post, sottolineando un’appartenenza mai messa in discussione. Eppure, il suo nome non compare tra gli undici più rappresentativi della storia azzurra, guidati simbolicamente da Diego Armando Maradona.
Una scelta che l’ex capitano dice di comprendere, almeno nelle sue motivazioni: “L’autore è troppo giovane per aver vissuto quegli anni e si è fatto guidare dal risentimento”. Un riferimento, nemmeno troppo velato, al suo trasferimento alla Juventus nel 1994, avvenuto in un momento difficile per le casse del club partenopeo.
Eppure, i numeri e la storia raccontano altro. Ferrara è stato uno dei protagonisti dell’epoca d’oro del Napoli, contribuendo alla conquista dello scudetto e della Coppa Italia nella stagione 1986/87, della Coppa Uefa nel 1989 – con un gol decisivo in finale – e del secondo tricolore nel 1990. Dopo l’addio di Maradona, fu lui a raccoglierne l’eredità, indossando la fascia da capitano e diventando una vera bandiera.
“Mentirei se dicessi che non mi è dispiaciuto”, ammette, rivendicando però con forza il proprio percorso: “Sono il napoletano più vincente della storia del Napoli”.
Parole che suonano come una dichiarazione d’amore, ma anche come una richiesta di riconoscimento. Perché, al di là di un murale, la storia di Ciro Ferrara resta indissolubilmente legata a quella del Napoli.
La Gazzetta dello Sport
