Alla ricerca di Big Rom

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È il simbolo di chi lotta e non molla. Resistente, combattivo, ma anche fragile. Come quelle lacrime a Verona nel ricordo del padre. È quello che non ha alcuna intenzione di mollare, perché vuole dare una mano a Conte e perché sogna di vivere un Mondiale da protagonista con il suo Belgio. È Romelu Lukaku. Protagonista di uno strano caso. Ha quasi 33 anni ed è la prova che non sempre il tempo invecchia in fretta. Magari diventa solo coriaceo.
Lukaku ha vinto, perso, rivinto, ha surfato sulle onde della vita, è andato sotto, ha bevuto, ma poi è tornato dritto in piedi. È il bomber che quando c’è da piazzare la bandiera sulla collina non dice io ma dice: «Dedico questo gol al Napoli e a Conte che mi hanno preso quando ero morto».

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Ma Lukaku, scrive Il Mattino, è un caso: è dal 18 gennaio, ormai due mesi, che viene convocato e va in panchina. Ma non allunga mai il minutaggio in campo. Se con De BruyneAnguissa McTominay abbiamo assistito a delle resurrezioni programmate, con Big Rom c’è qualche intoppo: la panchina a Riad era simbolica, d’accordo, ma gli 11 minuti all’Allianz di Torino sembravano il segnale del suo ritorno. E invece nulla: a parte a Verona (17’) e contro il Como in Coppa Italia (16’ e uno rigore sbagliato nella lotteria conclusiva), ha giocato sempre meno minuti. E in tre casi, con Genoa, Roma e Lecce neppure è subentrato.

 

Da una parte la condizione atletica, perché Lukaku non è ancora pronto. In ritardo perché restare fermi cinque mesi è stata una mazzata per il suo fisico. Poi c’è anche l’aspetto tattico: l’esplosione di Hojlund, lo costringe a restare in panchina. A fare l’altro allenatore. A dare una mano agli altri, al soldato ferito, al battaglione che lotta. Lui non vede l’ora di ricominciare, Garcia lo chiamerà con il Belgio nonostante i pochi minuti in campo: Big Rom non crede che sia arrivato il momento di guardarsi allo specchio, di lucidarsi le medaglie, ma si immagina già nella prossima battaglia.

Al Napoli un gol non si nega quasi a nessuno. Con la rete di Politano, sono adesso 19 gli azzurri andati a segno. In pratica, solo Buongiorno, Jesus, Mazzocchi, Olivera e Giovane (ovviamente, riferito ai mesi napoletani) non hanno ancora colpito. I campioni d’Italia stanno infatti dimostrando di avere molte bocche da fuoco diverse.  Tutti sembrano in grado di segnare, prova tangibile delle qualità tecniche del gruppo che ha saputo far fronte alle varie emergenze in attacco con i ko prima di Lukaku, poi di Neres.
Il nuovo che segna ha i volti di Vergara Alisson, mentre il bomber è Rasmus Hojlund con i suoi 14 gol tra campionato e Champions. Alle spalle c’è McTominay, con 10 reti. E colpisce il fatto che ci siano ben 9 calciatori con una rete. Ma occhi puntati su Buongiorno: 1 gol segnato lo scorso anno e proprio a Cagliari. Dove venerdì gli azzurri giocano.
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