Napoli, la vittoria che nasce dalla sofferenza
Napoli, la vittoria che nasce dalla sofferenza
Il Napoli vince, ma ancora una volta lo fa mostrando due anime. Una fragile, distratta, quasi smarrita. L’altra orgogliosa, capace di reagire e di ribaltare le partite quando la qualità emerge.
È questo il volto double face visto contro il Lecce, una gara che gli azzurri hanno prima complicato e poi rimesso sui binari giusti grazie alla profondità della rosa e alla forza delle
individualità. L’inizio è stato di quelli che fanno storcere il naso ai tifosi. Pochi minuti e il Lecce trova il vantaggio con l’incornata di Siebert sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Un déjà vu che riporta alla mente altri avvii distratti e che alimenta una domanda inevitabile: perché questa squadra fatica così spesso ad entrare mentalmente nella partita? Nel primo tempo il
Napoli ha avuto il pallone tra i piedi — oltre il settanta per cento di possesso — ma senza ritmo né verticalità. Un dominio apparente, sterile, incapace di tradursi in occasioni vere. Quattro tiri, tutti lontani dallo specchio della porta difesa da Falcone. Troppo poco per chi ambisce a comandare la gara. Il Lecce, invece, ha giocato con intensità e coraggio. Pressione,
ritmo e voglia di sorprendere una squadra più forte ma per lunghi tratti statica e prevedibile. In mezzo al campo si sono viste le difficoltà di Elmas, affaticato dopo una lunga serie di partite, e di Anguissa, ancora alla ricerca della miglior condizione dopo il lungo stop. La partita, però, cambia volto dopo l’intervallo. Ed è qui che emerge la qualità della panchina. L’ingresso di Kevin De Bruyne e Scott McTominay restituisce energia, ritmo e soprattutto verticalità alla manovra azzurra. Il pareggio nasce subito da un’azione che fotografa il nuovo spirito: lancio di Gilmour, Politano rifinisce e Højlund finalizza con freddezza, raggiungendo la doppia cifra stagionale. È la scintilla che accende definitivamente il Napoli. La rimonta si
completa al 67’:calcio d’angolo battuto da De Bruyne, spizzata di McTominay e conclusione al volo di Politano, che ritrova il gol dopo un digiuno lunghissimo, durato 43 partite. Nel finale il Lecce prova a riaprire la gara con orgoglio, approfittando anche del naturale calo fisico degli azzurri. Ma il Napoli resiste e porta a casa una vittoria preziosa. Non è stata una partita
perfetta, tutt’altro. Ma il calcio, soprattutto quello italiano, insegna da sempre che non tutte le vittorie nascono dal dominio.
Alcune passano dalla fatica, dagli errori, dalla capacità di soffrire. E forse è proprio questo il segnale più importante della serata: un Napoli che sbaglia, ma che sa ancora rialzarsi. Perché, in fondo, la strada verso i traguardi più ambiziosi passa quasi sempre da lì. Dalla sofferenza.
A cura di Maurizio Santopietro
