Mazzocchi, il cuore oltre il calcio: l’ultimo saluto al piccolo Domenico

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Non c’era Hojlund McTominay nella Cattedrale di Nola mercoledì pomeriggio, davanti a quella bara bianca, per l’ultimo saluto a Domenico, il piccolo “guerriero”. C’era lui, Pasquale Mazzocchi, un napoletano di periferia. Ci sono calciatori che diventano simboli anche se non hanno la bacheca ricca di allori. Mazzocchi è un campione di umanità. Amato dai tifosi perché quella maglia azzurra è come se l’avesse tatuata sulla pelle dal primo giorno. 7 gennaio 2024, quando, si legge su Il Mattino, a Torino entrò in campo e venne espulso dopo quattro minuti per un intervento scomposto: la foga del ragazzo di Barra che coronava il sogno di indossare la divisa del cuore, con lo scudetto, dopo aver girato l’Italia da Verona a Salerno.

«Per me Mazzocchi è un campione del mondo: è partito da Barra e gioca nel Napoli», raccontava Nino D’Angelo, napoletano di San Pietro a Patierno, in “Ag4in”, il film del quarto scudetto. Parla anche Pasquale in quel documentario. «Napoli è un misto di emozioni, dalla gioia alla paura. Questa maglia è più di un sogno». Raccontò la sua infanzia difficile. «I miei genitori hanno avuto problemi con la legge, sono stato tre anni in un istituto». Non lo nascose perché voleva essere d’esempio con la sua storia di ambizione e sofferenza. «Non uscivo sempre con gli amici perché non avevo i soldi per un gelato. E nei primi tempi, al Nord, d’inverno dormivo con due giubbotti perché non avevo il riscaldamento».
Tanti sacrifici, tanto cuore. Pasquale da due anni è il compagno di calciatori che avrebbe potuto vedere soltanto in tv. Osimhen, Kvara, Lukaku, Hojlund e McTominay, diventato McFratm nella stagione del quarto scudetto. Ha giocato 47 partite nel Napoli in 24 mesi. Poteva cambiare squadra, il suo agente Marco Sommella aveva ricevuto proposte ma lui ha deciso di restare e di continuare con Conte, anche se era stato escluso dalla lista per la Champions League. Un ragazzo dai sentimenti profondi. Mercoledì pomeriggio era là, nella Cattedrale di Nola, con il dirigente del club Antonio Sinicropi.
Al Tg1 lo hanno inquadrato senza dire che rappresentava la squadra per cui Domenico avrebbe magari tifato se ne avesse avuto il tempo. Suo padre, Antonio Caliendo, è apparso in tv con la giacca della tuta del Napoli. In una delle foto che ci fanno versare lacrime da giorni si vede Domenico con un pallone e in un’altra indossa la tutina con la scritta Italia. Con i sorrisi dei giorni belli. Quella tuta dell’Italia la mise Mazzocchi prima di andare in campo per un paio di minuti a Budapest in Nations League, 26 settembre 2022. Ma tanto bastava a chi nella vita ha sempre dovuto correre in salita.
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