A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli e Juventus.
Di seguito, un estratto dell’intervista.
Con il derby di Milano in vista, possiamo rispondere a tre domande in una, come arrivano queste squadre, di cosa possono essere scontente e in che posizione finale vede Inter, Milan e Napoli?
“A questo punto della stagione i punti diventano pesanti, perché le partite contano sempre di più, soprattutto con una classifica così delineata. Le squadre affrontano le avversarie anche in base alla loro posizione in classifica. Magari a inizio anno tutte giocano con più leggerezza, mentre adesso, quando si entra nella fase decisiva, le cose diventano più complicate. Per quanto riguarda il Milan, sta vivendo una fase di ricostruzione con Massimiliano Allegri e probabilmente non poteva essere in una posizione di classifica migliore. L’Inter, invece, ha fatto qualcosa di straordinario, sta portando avanti contemporaneamente campionato e impegni europei e sembra che tutto stia andando nel verso giusto. Quindi credo che sarà un derby molto interessante da questo punto di vista. Poi naturalmente c’è il Napoli, che sta vivendo una fase sempre più delicata. Con l’infortunio di Stanislav Lobotka, a quanto pare il Napoli giocherà senza nessuno di quelli che erano considerati i ‘fantastici quattro’ ai nastri di partenza. Oggi potremmo addirittura non vedere titolare nessuno di quei quattro giocatori. È una situazione incredibile sotto certi aspetti. Il Napoli anche questa settimana dovrà gestire questo problema. Lobotka, lo sappiamo tutti, è un giocatore determinante per la squadra, come tanti altri campioni della rosa. Forse l’unico aspetto positivo è che ormai il Napoli si è abituato a convivere con gli infortuni e, rispetto ad altre squadre meno abituate, può gestire meglio queste situazioni, perché settimana dopo settimana purtroppo cambia poco.”
Sulla questione André-Frank Zambo Anguissa c’è stata poca chiarezza da parte della società. Lo attribuisce al fatto che si sia fatta un po’ di pretattica?
“Non lo so. Ho letto le interviste e non so se sia davvero così. Se fosse pretattica, potrei anche capirla, magari il giocatore ha voluto accelerare il rientro ma senza forzare troppo, evitando ricadute o situazioni rischiose. Io posso anche condividere questa linea, perché in campo bisogna andare quando si è davvero a posto. Però, se così fosse, penso che sia una cosa che doveva rimanere all’interno della società, all’interno del Napoli. Non so se sia pretattica o meno, questo non posso dirlo. Però, per come è stata gestita e per quello che ho letto dalle dichiarazioni, probabilmente si poteva comunicare meglio. Anguissa è fermo da troppo tempo, il club dovrebbe essere più chiaro su ciò che stia accadendo.”
Per quanto riguarda Lobotka, fermo ai box, il Napoli non ha comunicato ufficialmente l’infortunio. Anche questa può considerarsi pretattica?
“Penso di sì, a questo punto sì. Potrebbe essere pretattica. Non comunicare l’infortunio di un giocatore importante può essere un modo per non dare vantaggi agli avversari. Quando tutte le settimane ti ritrovi a fare i conti con un’emergenza, devi anche ingegnarti per cercare di arrivare alle partite con qualche piccolo vantaggio rispetto all’avversario.”
Mister, tra tre settimane ci saranno gli spareggi mondiali. Secondo lei è meglio puntare sull’esperienza, sull’aspetto più istituzionale, oppure affidarsi alle indicazioni del campionato e quindi anche ai giovani?
“Ne parlavamo anche qualche tempo fa con altri allenatori e ci eravamo ricollegati a un discorso fatto da Daniele De Rossi quando arrivò al Genoa. Parlava di un giovane molto promettente, Venturino, che è un grandissimo talento. Disse che, pur dispiaciuto, aveva dovuto sacrificarlo in quel momento perché la squadra aveva bisogno soprattutto di esperienza, vista la situazione di classifica. Oggi quel ragazzo sta trovando spazio e sta facendo bene. Però il tema resta, il giovane è sempre un’arma a doppio taglio. Da una parte l’esperienza, in partite delicate, può fare la differenza perché certi giocatori sono abituati a gestire determinate pressioni. Dall’altra parte, però, un giovane lanciato nella mischia, magari con entusiasmo e senza troppi pensieri, può dare quella brillantezza che oggi all’Italia potrebbe servire. Quindi ti dico: è una domanda bellissima, ma se fossi l’allenatore in questo momento avrei davvero mille pensieri su cosa fare.”
Le giro una domanda di un nostro radioascoltatore che ci chiede: ma non è che su Anguissa ci sia anche una questione di mal di pancia?
“Non credo. Non ho la sensazione che Anguissa abbia un cattivo rapporto con il Napoli. In passato è scattato anche il rinnovo automatico del contratto, quindi mi sembra che il rapporto tra le parti sia stato sempre buono. Se poi un giorno dovesse andare via da Napoli, per motivi suoi o della società, non credo che si arrivi allo scontro, almeno per quello che hanno dimostrato in questi anni. Il ‘mal di pancia’ non lo so. Anche la pretattica, come dicevo prima, non lo so. Però sicuramente la situazione si sta prolungando molto e, da questo punto di vista, credo che qualche risposta in più ai tifosi andrebbe data.”
