Come riporta Il Mattino, il Napoli ha imparato a vivere in apnea, a resistere fino a quando l’orologio non smette davvero di correre. Non è un caso che a Verona la partita sia stata decisa al minuto 96, con un’azione più di speranza che di costruzione: un pallone scodellato in area, quasi a occhi chiusi, e la zampata di Lukaku che ha trasformato il caos in tre punti decisivi.
Questo modo di vincere, sporco e faticoso, racconta meglio di qualunque analisi il momento della squadra: stanca, ridotta all’osso, ma ancora viva. E soprattutto fedele al mantra del suo allenatore, Antonio Conte, ripetuto quasi come un comandamento: «Se non possiamo vincerla, almeno non perdiamola». Eppure, spesso, il Napoli fa anche di più: la vince.
Era successo anche a Genova, contro il Genoa, quando un rigore procurato da Vergara e trasformato da Hojlund aveva consegnato un risultato che sembrava scivolare via.
Era successo pure nelle prime giornate, al Maradona, quando Anguissa aveva trovato il gol decisivo al 95° contro il Genoa, facendo esplodere il pubblico.
Come suggerisce il quotidiano, c’è un filo rosso che unisce Genova e Verona: la capacità di restare aggrappati alle partite anche quando l’inerzia dice il contrario. Una squadra che rischia sempre, che vive sul limite, ma che alla fine riesce a trovare la scintilla decisiva. Qualche volta per merito, qualche volta per fortuna. Ma sempre con la stessa feroce volontà di non arrendersi.
