
Sarr gli macchia appena i guanti di testa al 41’: stop, zero parate a seguire. Al 92’, per poco, non combina un patatrac in uscita.
Sarr lo impegna poco e così si sgancia spesso a caccia di gloria. Partecipa più alla costruzione che altro, considerando il tema.
Si prende cura di Bowie che non è un cliente comodissimo. Ma se la cava.
Più sicuro nel primo che nel secondo tempo. Subisce la spinta di Bowie e viene fuori l’angolo che dà origine al pari.
Dal suo primo cross nasce il gol del vantaggio del Napoli. Fa su e giù, ma non è al meglio e si vede nell’uno contro uno.
Corsa e ferocia a sinistra, a piede invertito.
Corre moltissimo ma va poco in verticale nello sviluppo. Al 70’ ha il pallone dell’1-2: Montipò respinge.
Più scolastico del solito, di certo meno accompagnato e sostenuto dai trequartisti. Soffre di solitudine in costruzione.
Trascina la squadra nell’assalto finale con nerbo e un minimo di costrutto nonostante la foga e la fretta.
L’unica volta che riesce a verticalizzare, lancia Hojlund verso la porta. Spinge e sfida spesso Oyegoke, ma perde 18 possessi.
A destra a piede invertito, più concreto e incisivo di Politano. Suo il cross che porterà all’angolo della gloria finale.
Vivo, vivace, strappi di forza su Edmundsson – che per anticipare lui serve Hojlund sul gol del vantaggio – e qualche raffinatezza. Ma concretizza poco in termini di pericolosità e non va oltre un tiro alto.
Il grande ex, fischiatissimo, si riscatta pescando Lukaku (con deviazione di Niasse).
Un minuto e 46” per eguagliare il suo record italiano: gol numero 9 in Serie A, costruito con Politano e finalizzato. Vive braccato da Bella-Kotchap e Nelsson ma lotta con furore, onorando la sua 28ª partita consecutiva dal 28 ottobre. Sua la deviazione sul gol del Verona.
