Il capo arbitri della Fifa: “Che senso ha non intervenire se un’ammonizione o un corner sono sbagliati? Quando decidemmo di sperimentare il Var la situazione era diversa…”
C’è molta discrezionalità arbitrale nell’avvio del countdown per rimesse e rinvii.
“Diversamente dagli 8 secondi per il portiere, qui non c’è un tempo massimo perché i casi possono essere diversi: il pallone può non essere immediatamente disponibile, tipo dove non ci sono tanti palloni, oppure il fallo laterale deve essere eseguito da un giocatore capace di un lancio al centro dell’area. Perciò sarà l’arbitro a valutare se il ritardo mira a perdere tempo: a quel punto scatteranno i 5 secondi. Anche qui l’obiettivo non è punire, ma convincere i giocatori a non perdere tempo”.
Altro momento intollerabile: l’uscita dal campo al rallentatore al momento del cambio.
“Qualcosa era già stato fatto, obbligando il sostituito a lasciare il campo dal punto più vicino. Il tempo limite è un deterrente più efficace rispetto all’ammonizione che a volte potrebbe essere una sorta di ‘affare’. I risultati negli ultimi anni nella Mls lo dimostrano che la misura funziona”.
Gli infortuni tattici: se siete arrivati a questa decisione vuole dire che gli arbitri hanno avuto la frequente percezione di un inganno contro il quale non avevano contromisure?
“Non è solo quello. Stare fuori per un minuto, dopo aver ricevuto l’intervento dei sanitari, consente al giocatore infortunato di recuperare meglio dall’infortunio. E magari può convincere il giocatore a rialzarsi subito. I risultati nei test sono stati molto positivi. Alla Arab Cup 2025 siamo passati da 4-5 interventi dei sanitari in media per tempo a un paio di interventi in 8 partite
