Napoli c’è posto



Ha smesso di segnare (per ora) ma ha cominciato a fare tante altre cose blindando le classiche abitudini dell’attaccante esterno da sempre propenso al sacrificio e dunque generoso. Matteo Politano attende un gol che manca da quasi un anno, 30 marzo contro il Milan al Maradona, un bel tiro al volo a battere Maignan, però oggi è anche un altro giocatore rispetto a quello che inaugurava la vittoria (2-1) contro i
rossoneri, un altro mattoncino nella costruzione dello scudetto del Napoli. Non è più ala e non si può più neppure considerare attaccante. Politano è diventato altro grazie al lavoro di Conte e all’evoluzione tattica che ha attraversato questi due anni in cui è diventato un titolarissimo e un simbolo del calcio verticale di un allenatore che richiedeva ai suoi giocatori proprio quello che Politano è in grado di dare senza neppure troppi sforzi. Questione di natura e di un’indole che nel tempo ha sposato la maturità e l’esperienza. D’altronde non è, oggi, lo stesso giocatore che Conte aveva conosciuto all’Inter. Allora non scoppiò quel feeling necessario per ritrovarsi, poi a Napoli – quattro anni dopo – è cambiato tutto e oggi Politano, contro il Verona, ritroverà la fascia destra. Mettendo comunque nel mirino la rete che resta pur sempre un punto sospeso, un discorso da riprendere al più presto. Fonte: CdS
