Nuovo laser ‘freddo’ per curare le vene varicose, meno dolore e meno rischi di complicanze

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(Adnkronos) – Per il trattamento delle vene varicose degli arti inferiori c’è un nuovo laser hi-tech: una metodica di ultima generazione per il trattamento delle patologie varicose degli arti inferiori, basata sull’impiego del sistema laser simLa6 con lunghezza d’onda di 1940 nanometri. L’Aou Sant’Andrea di Roma è tra i pochi centri in Italia a usare la nuova metodologia. Il reparto di Chirurgia vascolare del Sant’Andrea, guidato da Luigi Rizzo, ha recentemente introdotto questa nuova tecnologia – ribattezzata ‘a freddo’ – che secondo i medici contrasta abilmente e con ottimi risultati una malattia largamente diffusa come le varici, o vene varicose.  

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Prima di tutto, cosa sono le varici? “Si tratta di dilatazioni permanenti e sinuose delle vene superficiali, causate da debolezza delle pareti venose e disfunzione valvolare – risponde Rizzo all’Adnkronos Salute – In genere provocano ristagno di sangue, oltre a diversi sintomi nei pazienti che ne sono affetti come pesantezza, gonfiore e dolore. Colpiscono prevalentemente le gambe e si gestiscono normalmente con delle calze elastiche, ma nei casi più importanti si può arrivare anche alla chirurgia. Familiarità, sedentarietà, obesità e lunghe ore in piedi sono tra le prime cause di questa malattia”.  

Ma in cosa consiste la nuova tecnologia? “Il sistema laser rappresenta un’ulteriore possibilità di cura della patologia – spiega lo specialista – Il laser, infatti, è un’evoluzione significativa nel trattamento endovascolare dell’insufficienza venosa cronica, grazie a un meccanismo d’azione altamente selettivo: la lunghezza d’onda di 1940 nm è fortemente assorbita dall’acqua contenuta nei tessuti, consentendo un’efficace chiusura del vaso con potenze di erogazione molto basse (3-4 watt), inferiori rispetto ai sistemi tradizionali”. Quali sono le caratteristiche della nuova tecnologia? “Le principali caratteristiche della metodica sono: energia laser ad alta affinità per l’acqua tissutale, con maggiore precisione di azione e massimizzazione dei risultati; ridotta potenza di esercizio e una minore dispersione termica. A tutto questo va aggiunta anche la possibilità di poter eseguire la procedura senza anestesia tumescente in una quota significativa di pazienti”, evidenzia Rizzo. 

I vantaggi per il paziente sono molteplici? “Assolutamente sì. Quella che stiamo usando da qualche tempo – illustra l’esperto – è una procedura mini-invasiva e ben tollerata che comporta riduzione del dolore intra e post-procedurale rispetto alle altre metodiche ablative endovascolari, e ha il minimo rischio di complicanze termiche, ustioni cutanee o alterazioni cromatiche. Infine, offre la possibilità di trattare in sicurezza anche vene superficiali o prossime a strutture nervose. Il tutto con evidente riduzione dei tempi di trattamento e una ripresa pressoché immediata delle normali attività quotidiane”.  

L’introduzione di questa tecnologia dimostra l’impegno del reparto di Chirurgia vascolare nell’adottare soluzioni innovative, orientate alla massima efficacia clinica, alla sicurezza procedurale e al miglior comfort per il paziente. 

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