Da trascinatore dello scudetto a comparsa inattesa. La stagione di Romelu Lukaku è fin qui racchiusa in un numero che pesa come un macigno: 41 minuti complessivi tra tutte le competizioni. Troppo pochi per un attaccante del suo calibro, troppo pochi per chi, appena un anno fa, era stato protagonista assoluto. Il grave infortunio rimediato nell’ultima amichevole estiva a Castel di Sangro ha cambiato tutto. Da lì è iniziato un percorso in salita, fatto di attese, rientri graduali e opportunità mancate. Emblematica l’occasione fallita a Torino contro la Juventus nel giorno del debutto stagionale, così come il rigore sbagliato contro il Como che ha sancito l’eliminazione dalla Coppa Italia. Eppure Lukaku resta un punto di riferimento nello spogliatoio. La leadership non si misura in minuti giocati, ma il campo racconta un’altra storia. Il belga chiede spazio, vuole tornare a incidere, a sentirsi centrale nel progetto. Da qui alla fine della stagione si gioca molto del suo futuro. Non è così che vuole chiudere la sua avventura in azzurro.
