Nuovo modello gestionale per gli arbitri

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La riforma arbitrale prevede la nascita di una società di diritto privato, partecipata al 100% dalla Federazione, dotata di un budget di 17-18 milioni di euro provenienti in larga parte dalla FIGC e in quota dalle Leghe, tra cui la Lega Serie A.

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Come spiega La Gazzetta dello Sport, questa struttura sarà governata da un Consiglio di amministrazione composto da tre membri indipendenti, non legati ad AIA, club o Federazione. Avrà due aree operative: una tecnica e una amministrativa.

La parte tecnica sarà guidata da un direttore tecnico incaricato di selezionare gli arbitri d’élite e decidere le designazioni. La parte amministrativa invece si occuperà di budget, contratti, questioni burocratiche, sponsor e diritti d’immagine.

La novità più importante è la separazione totale tra politica e competenza, per valorizzare solo il merito e la qualità delle prestazioni arbitrali.

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