Tlc: ogni euro investito in fibra ottica genera 4,4 euro di pil

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(Adnkronos) – La fibra ottica è il ‘sistema nervoso’ essenziale per l’era dell’Intelligenza Artificiale e della transizione green, indispensabile per garantire i diritti di cittadinanza digitale e la competitività dell’Italia nel contesto internazionale. È la fotografia scattata dalla ricerca “Fiber for human value”, presentato nella giornata di lavori dal titolo: “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” presso l’Università Luiss Guido Carli a Roma. 

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L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss. “Lo studio ‘Fiber for human values’ nasce per offrire una visione scientifica e indipendente che aiuti il Paese a cogliere pienamente le opportunità della connettività avanzata e dimostra con chiarezza che adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva”. 

Nel corso dell’evento sono stati presentati lo studio “Fiber for human value”, approfondito da Enzo Peruffo, Prorettore alla Didattica Luiss e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” e Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Università degli Studi Chieti – Pescara, la ricerca “Lo switch-on della fibra FTTH: un motore di sostenibilità” illustrata da Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni, Politecnico di Torino, e il report “Lo switch-on della fibra FTTH: impatti economici e occupazionali per l’Italia” curato da Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics.  

Ai lavori hanno preso parte anche Lucrezia Busa, Head of Unit B3 “Markets, Competition & Roaming” – DG CNECT della Commissione Europea, Giacomo Lasorella, Presidente Agcom e, con un video messaggio, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale. 

Più lavoro, più produttività e migliore qualità della vita con la fibra ottica. Lo studio di Deloitte ha evidenziato come la diffusione della fibra ottica FTTH (Fiber To The Home, cioè la fibra che arriva fino a casa) generi valore economico, sociale e occupazionale nelle così dette “aree bianche”. Nelle zone più remote o periferiche, infatti, dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra ottica è, invece, arrivata grazie al Piano BUL – finanziato con fondi pubblici e realizzato dalla società Open Fiber – emerge come per ogni euro investito si produca 4,4 euro di PIL. Attraverso la presenza della rete, inoltre, sono stati creati finora oltre 16 miliardi di PIL aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro, a cui si sommano oltre 5,3 miliardi e 90mila occupati generati dagli investimenti infrastrutturali. Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti. 

In uno scenario di sostituzione totale del rame con la fibra ottica, Deloitte ha inoltre calcolato l’impatto economico della presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche: un contributo annuo di oltre 29 miliardi di euro sul PIL e di circa 209.600 nuovi occupati. 

Secondo Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics, la fibra FTTH “dimostra di essere un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote. L’adozione dell’FTTH è quindi una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese”.  

Non solo sviluppo, anche sostenibilità sociale e ambientale beneficiano dell’arrivo della fibra. Lo studio del Politecnico di Torino, in particolare, quantifica l’impatto energetico dello switch-off: riduzione dei consumi energetici dell’86%, equivalente alle emissioni annue di circa 80mila veicoli o al consumo energetico di 30mila abitazioni.   

Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, ha evidenziato come “ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenti solo un freno all’innovazione digitale, ma si traduca in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore. Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un’opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità”. 

Dall’indagine Luiss “Fiber for Human Value”, condotta su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, emerge chiaramente che la fibra è un “bene d’esperienza” il cui valore viene compreso appieno solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Il rapporto evidenzia come l’Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d’eccellenza (71%), affronti un “paradosso della digitalizzazione” con un tasso di adozione fermo al 25% (dati DESI 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media UE). 

Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre usa la fibra FTTH (il 36%), ma quelle che la usano crescono il 20% più degli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale. Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in FTTH mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l’81,3% (contro il 51,9% degli enti non-FTTH). 

Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione (switch off) del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale. 

“Il Paese ha recuperato terreno sull’infrastruttura – ha dichiarato Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, nel suo intervento – e oggi la copertura della fibra fino alle abitazioni sfiora il 78% delle famiglie, raggiungendo 18,4 milioni di nuclei familiari. Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro il 2026. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale: dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”. 

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