Ecco il “SUPER SANTOS”, Alisson: ” «Sono felice, ma avrei voluto vincere la gara. Ottimo feeling con la squadra»
L ’uomo degli ultimi minuti lo era già stato altrove, lo è diventato subito anche qui. Alisson Santos si sta presentando così al calcio
italiano: entrando, cambiando ritmo, lasciando un segno. Non serve una partita intera, a volte nemmeno mezz’ora. Gli basta uno spazio, un pallone, un’idea. E il Napoli ha già capito che quel tipo di giocatore può diventare un’arma diversa, quasi imprevista, dentro partite che sembrano già scritte. « S ono molto felice di aver segnato e aiutato la squadra, sarei stato più felice se avessimo vinto. La mia relazione con Conte e i compagni è ottima», spiega a fine gara. Il suo rapporto con il Maradona era cominciato da avversario, quando vestiva la maglia dello Sporting Lisbona, in quella notte europea finita con una sconfitta ma con la sensazione di essere uno di quelli capaci di accendersi all’improvviso. Poi l’arrivo in azzurro, l’esordio in Coppa Italia contro il Como, mezz’ora più il rigore segnato nella serie finale. Un dettaglio inutile per il
risultato, ma non per la sua storia personale: anche lì, entrando, aveva mostrato personalità. Il debutto in campionato sembrava dovesse arrivare già a Genova, pronto a entrare negli ultimi istanti, prima che l’espulsione di Juan Jesus costringesse Conte a cambiare tutto, congelando il suo ingresso. Solo rinviato. Perché contro la Roma la chiamata è arrivata davvero, al 70’, in un momento complicato, subito prima del rigore che aveva rimesso avanti la squadra di Gasperini. Da quel momento la partita ha cambiato direzione. Largo a sinistra, con il Napoli ridisegnato, Alisson ha iniziato a strappare, puntare, creare superiorità. Una scossa immediata: prima il destro da fuori su cui Svilar è intervenuto in due tempi, poi la giocata che ha acceso definitivamente la serata. All’82’ il controllo pulito sul passaggio di Giovane, quindi il tiro secco, rasoterra, passato sotto le gambe di Mancini e in rete. Un gol costruito con semplicità e coraggio, due qualità che raccontano bene il suo modo di stare in campo. Fonte: CdS
italiano: entrando, cambiando ritmo, lasciando un segno. Non serve una partita intera, a volte nemmeno mezz’ora. Gli basta uno spazio, un pallone, un’idea. E il Napoli ha già capito che quel tipo di giocatore può diventare un’arma diversa, quasi imprevista, dentro partite che sembrano già scritte. « S ono molto felice di aver segnato e aiutato la squadra, sarei stato più felice se avessimo vinto. La mia relazione con Conte e i compagni è ottima», spiega a fine gara. Il suo rapporto con il Maradona era cominciato da avversario, quando vestiva la maglia dello Sporting Lisbona, in quella notte europea finita con una sconfitta ma con la sensazione di essere uno di quelli capaci di accendersi all’improvviso. Poi l’arrivo in azzurro, l’esordio in Coppa Italia contro il Como, mezz’ora più il rigore segnato nella serie finale. Un dettaglio inutile per il
risultato, ma non per la sua storia personale: anche lì, entrando, aveva mostrato personalità. Il debutto in campionato sembrava dovesse arrivare già a Genova, pronto a entrare negli ultimi istanti, prima che l’espulsione di Juan Jesus costringesse Conte a cambiare tutto, congelando il suo ingresso. Solo rinviato. Perché contro la Roma la chiamata è arrivata davvero, al 70’, in un momento complicato, subito prima del rigore che aveva rimesso avanti la squadra di Gasperini. Da quel momento la partita ha cambiato direzione. Largo a sinistra, con il Napoli ridisegnato, Alisson ha iniziato a strappare, puntare, creare superiorità. Una scossa immediata: prima il destro da fuori su cui Svilar è intervenuto in due tempi, poi la giocata che ha acceso definitivamente la serata. All’82’ il controllo pulito sul passaggio di Giovane, quindi il tiro secco, rasoterra, passato sotto le gambe di Mancini e in rete. Un gol costruito con semplicità e coraggio, due qualità che raccontano bene il suo modo di stare in campo. Fonte: CdS
