Il marchio commerciale del Fantacalcio, nato a Napoli, è gestito da una società partenopea
C’è tutto un mondo intorno. Intorno al pallone. E quel mondo si chiama fantacalcio, che nel caso di specie non è solo un fantasy game, ma è diventato un vero e proprio brand di successo made in Napoli.
Quel gioco ideato da Riccardo Albini nel 1988 tra amici, oggi rappresenta una solidissima realtà per milioni di italiani di ogni età. Il tocco di napoletanità è datato 1998, quando Nino Ragosta ha iniziato a rendere pubblica la piattaforma “Fantagazzetta” che negli anni si è evoluta sempre più fino a diventare oggi “Fantacalcio” che per questa stagione ha già superato i 7 milioni di iscritti.

Numeri da capogiro per un gioco che con il tempo è diventato trasversale, abbraccia generazioni e crea comunità come poche altre cose al mondo. Basti pensare che nel 2025 il regista Alessio Maria Federici ha girato il film «Ogni maledetto fantacalcio» che racconta proprio la storia di un gruppo di amici “malati” di questo gioco a metà tra il calcio giocato e quello virtuale. Sta di fatto che ogni singola settimana vengono “schierate” oltre 4 milioni di formazioni. Altri numeri utili a capire che quello di cui stiamo parlando non è proprio un giochetto per pochi intimi. Padri che sfidano i figli, colleghi che fanno le cinque del mattino in ufficio per aggiudicarsi il giocatore più prezioso durante le infinite aste di inizio stagione. Ma non solo. Il fantacalcio, inteso come fantasy game, ha sfondato anche le mura degli spogliatoi diventando il gioco di riferimento anche per calciatori professionisti che fanno di tutto per “acquistarsi” prima e “schierarsi” poi.

Il gioco
Ogni “fanta allenatore” dispone di una quantità di “fanta crediti” all’inizio di ogni stagione e con quella (uguale per ogni club iscritto alla “fanta lega”) dovrà costruire la propria rosa. E dopo l’asta arriverà il momento di schierare la formazione settimana dopo settimana come una sorta di rito liturgico da consumarsi rigorosamente prima del fischio d’inizio della gara che apre ogni singolo turno di serie A. A decidere le sorti delle sfide del fantacalcio sono il rendimento dei calciatori unito alla somma di malus e bonus attribuiti in base a gol, assist, rigori parati o sbagliati, ammonizioni o espulsioni. Il calcolo è matematico, non si può sbagliare e per uno 0,5 in più o in meno possono cambiare le sorti di tutta la stagione di una “fanta squadra”.
L’evoluzione
Vista la diffusione a macchia d’olio di un gioco diventato business la Lega di serie A sta addirittura pensando di acquisire il marchio (detenuto e registrato, attraverso la società Quadronica srl, da Nino Ragosta e Luigi Cutolo, rispettivamente Ceo e Cto di Fantacalcio). Al momento si tratta solo di voci, rumors, ma mai dire mai. «Quando siamo partiti non pensavo minimamente che potessimo avere questo boom», racconta Nino Ragosta che sulla possibile cessione glissa senza commentare. «Di sicuro non avevamo nemmeno scopi commerciali. Poco alla volta abbiamo aperto al pubblico ed i numeri sono cresciuti in maniera esponenziale».
Oggi tutto ruota attorno alla app ufficiale “Fantacalcio” dove ogni allenatore può schierare i suoi giocatori in un campetto riconoscendoli da alcune caricature disegnate. «Si chiamano “Campioncini” – specifica Ragosta – e quando un calciatore non ha ancora avuto il suo perché magari assente per infortuni di lunga data o perché appena arrivato dal mercato, ci chiama subito per chiedere di essere aggiunto. Ci guardano e ci seguono anche loro», spiega sorridendo il Ceo di Fantacalcio. La parabola del brand è stata pazzesca: nel 2008 è gestito da una società, nel 2017 c’è stato l’acquisto del marchio (prima si chiamava Fantagazzetta), nel 2019 il rebranding e nel 2021 è arrivata la partnership commerciale con la Lega serie A, che però adesso potrebbe addirittura comprarlo. Il valore si aggira sui 40 milioni di euro, cifre da capogiro. E stavolta non si tratta di “fanta mercato”, i soldi sono veri. Fonte IL Mattino
