GIOVANILI NAPOLI (APPROFONDIMENTO)- Conte ha ragione?
Sulle Giovanili del Napoli hanno fatto molto discutere le parole di Antonio Conte al termina della sfida vinta contro la Fiorentina.
“Ora sei costretto a mettere in rosa quelli del vivaio. E se uno il vivaio non ce l’ha che fa? Quelli del vivaio vogliono andare a giocare…“.
E’ un Antonio Conte visibilmente amareggiato al termine della sfida contro la Fiorentina ai microfoni di Dazn, un vero e proprio fiume in piena che non ha saputo nascondere il fastidio per la perdita (per fortuna meno grave del previsto) di Giovanni Di Lorenzo.
Ora immaginate di essere il Direttore del settore giovanile Gianluca Grava e il suo ristrettissimo staff di collaboratori, che ogni giorno da oltre 10 anni con un budget risicatissimo deve mettere in campo pochi soldi e tantissime idee, per allestire una cantera composta da cinque formazioni competitive.
Come vi sentireste voi?
Probabilmente quelle parole del tecnico salentino non volevano realmente apparire come una frecciata all’ex “soldatino partenopeo“, ma pur avendo un fondo di verità, gli hanno fatto male e ferito profondamente nell’orgoglio.
Che Aurelio De Laurentiis stia prendendosi tutto il tempo necessario per vagliare il nuovo centro sportivo, gli ultimi rumors parlano della zona di Napoli Est vicino il quartiere di Ponticelli, con tanto di convitto per i ragazzi delle giovanili è un dato di fatto. Però dobbiamo anche rimarcare che Conte, il miglior tecnico a mio avviso della storia partenopea (REPETITA IUVANT), non ha fatto troppo per sfruttare le poche risorse arrivate dal vivaio.
E’ vero ad esempio che c’è stato il suo veto alla cessione di Antonio Vergara la scorsa estate e, visto che notoriamente lui non regala niente a nessuno, è un bellissimo attestato di stima verso il ragazzo di Frattaminore. Però la domanda che balena nella mia testa da quasi due mesi resta: è possibile che questo talento da novembre in poi abbia meritato davvero le briciole in termini di minutaggio, quando avrebbe potuto far rifiatare qualche compagno?
Perchè Vergara, individuato da Grava quando era poco più di un bambino, è stato cresciuto e accompagnato nel suo percorso nelle giovanili partenopee quasi fosse un figlio adottivo. E le sue esperienze alla Pro Vercelli e alla Reggiana (fermato da un gravissimo infortunio alla prima esperienza in B) avevano evidenziato delle qualità fuori dal comune che potevano fare davvero comodo molto prima.
Invece è stato giusto lasciare andare in prestito Ambrosino, che effettivamente ha ancora bisogno di essere protagonista in una piazza più tranquilla di serie B sperando di ritrovarlo più forte che mai la prossima stagione.
Però ci sono altri due ragazzi del vivaio di cui Antonio Conte si è accorto negli allenamenti congiunti con la prima squadra e che, in questo periodo di emergenza, sono costantemente in panchina con lui: Vincenzo Prisco ed Emanuele De Chiara. L’ennesima dimostrazione che ai tecnico sa riconoscere i ragazzi più validi senza lasciarsi ammaliare da ragazzi arrivati da fuori e con un pedigree più prestigioso.
Vincenzo Prisco è un centrocampista d’ordine classe 2008, che ha indossato la fascia da capitano della Nazionale Under 18 di coach Massimiliano Favo negli ultimi mondiali in Qatar (azzurrini sconfitti solo in semifinale) considerato da molti come un “predestinato“. Soli 17 anni per questo prodotto del vivaio, ma tanta struttura e facilità di conclusione (10 reti lo scorso campionato) a cui si aggiunge una spiccata personalità che lo ha portato prima a “saltare” una categoria andando direttamente in Primavera e poi da oltre un mese ad essere a disposizione del tecnico leccese.
Due anni più grande (2006) e stessa trafila nella cantera azzurra per De Chiara, altro centrocampista con doti di inserimento da mezzala pura che dal 18 dicembre è stato scelto da Conte per completare la panchina. Le sue qualità palla al piede non sono passate inosservate all’attuale staff tecnico del tecnico, sul quale ancora una volta Grava ha avuto ragione.
Chiariamo a scanso di equivoci: nessuno pretende la titolarità nè l’ampio minutaggio per questi “ragazzini terribili“, ma semplicemente il coraggio (che a Conte certamente non manca) di poterli buttare dentro in qualche gara a risultato già acquisito per per cinque-sei-sette minuti sia per dare respiro ai soli Lobotka e Mc Tominay che per testarli come impatto.
Questo per ristabilire un briciolo di verità sull’assenza di vivaio che appariva una sorta di mortificazione per Gianluca Grava e il suo staff, bravi nel prendere ragazzi ancora “bambini” e accompagnarli (almeno i migliori) in un percorso che possa trasformarli in veri e propri calciatori…
Approfondimento a cura di Marco Lepore
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