Cappella Brancacci e Santa Maria del Carmine, apre la Sala della Colonna
(Adnkronos) – Vero e proprio scrigno di capolavori, la Sala della Colonna, che in passato era stata resa accessibile ai visitatori soltanto in maniera occasionale, viene aperta stabilmente al pubblico – a partire da domenica 1° febbraio – nell’ambito del percorso di visita della Cappella Brancacci e del chiostro di Santa Maria del Carmine, incluso nel circuito dei Musei Civici Fiorentini e gestito dal Comune di Firenze e Fondazione Muse.
La Sala della Colonna si aggiunge così al percorso di visita e di scoperta dei tesori contenuti nel convento di Santa Maria del Carmine. Il primo è un tesoro già da tempo visitabile, parte integrante del circuito dei Musei Civici Fiorentini, ovvero la cappella affrescata per volontà di Felice Brancacci dai grandi maestri Masolino, Masaccio e Filippino Lippi. Altro scrigno dell’arte barocca è la Cappella Corsini con i lavori scultorei dell’artista Giovan Battista Foggini, appena restaurati e riportati al loro originale splendore di marmi, stucchi e legni dorati. Infine, grazie alla collaborazione dei Frati Carmelitani, d’ora in avanti si potrà accedere alla Sala della Colonna.
“Domenica 1° febbraio, in occasione della Domenica Metropolitana, Firenze celebra una vera e propria ‘conquista’ per il suo patrimonio culturale: l’apertura stabile al pubblico della Sala della Colonna, un vero scrigno di tesori, nel complesso di Santa Maria del Carmine”, ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. “Si tratta di un risultato straordinario frutto di un prezioso accordo con la comunità dei frati Carmelitani e reso operativo grazie alla direzione dei Musei Civici Fiorentini con Fondazione Muse. Questo ambiente, che in passato era accessibile solo in via occasionale, diventa da oggi parte integrante e permanente del percorso di visita dei Musei Civici Fiorentini, arricchendo l’offerta che già vanta capolavori assoluti come la Cappella Brancacci e la Cappella Corsini. Grazie alla sinergia tra Comune, Fondo Edifici di Culto e l’importante supporto del Pnrr per i restauri della Cappella Corsini, offriamo ai cittadini e ai turisti un percorso di scoperta completo e sempre più affascinante”.
“Appena insediato ho cercato il contatto con la comunità religiosa del Carmine per valutare insieme la possibilità di inserire nel percorso di visita lo straordinario insieme di opere d’arte custodite nella Sala della Colonna – ha detto il soprintendente dei Musei Comunali Carlo Francini – E da oggi possiamo restituire ai fiorentini e alla comunità internazionale questa sala grazie all’impegno dei colleghi dei Musei Civici Fiorentini e della Fondazione Muse, e grazie alla straordinaria disponibilità della comunità carmelitana”.
“Visitare la Cappella Brancacci consente di apprezzare uno degli esiti più belli del Rinascimento fiorentino – spiega Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di Fondazione Muse -, tuttavia l’esperienza assume il suo senso più pieno se gli affreschi dipinti da Masolino, Masaccio e Filippino Lippi vengono letti nel contesto della chiesa e del complesso carmelitano. L’apertura al pubblico della Sala della colonna, situata nel chiostro del convento e ricca di capolavori connessi con il luogo, concorre a narrare una storia sempre più ampia nella quale arte e religione si intrecciano, testimoniando quanto il complesso di Santa Maria del Carmine sia stato e sia un polo di riferimento per la città e per la comunità”.
La Sala della Colonna, situata nel primo chiostro del Carmine nell’angolo fra l’antico e il nuovo refettorio del convento, prende nome dalla grande colonna trecentesca presente al suo centro. In questo ampio ambiente coperto da volte sono affissi alle pareti affreschi e sinopie staccati provenienti dal chiostro e dalla chiesa, qui riuniti ed esposti per la loro qualità artistica e importanza storica. Si tratta di alcune fra le più significative testimonianze artistiche della decorazione primitiva del complesso carmelitano, riaffiorate nel corso delle campagne di ricerche e di restauro susseguitesi fra Otto e Novecento.
Il più antico è un affresco riferito al pittore Pietro Nelli con la Madonna col Bambino in trono affiancata da quattro Santi e da due donatori genuflessi (1381-1385 circa), che fu ritrovato in una parete del primo chiostro durante le campagne svoltesi nel 1859-1860 per la ricerca della perduta Sagra di Masaccio. In quella stessa campagna riaffiorano anche i resti di un altro grande affresco oggi esposto in questa sala, il cui soggetto si tende ad identificare con La conferma della regola carmelitana o un episodio di vita eremitica: si tratta di una prova giovanile del celebre pittore Fra Filippo Lippi, all’epoca adepto del convento del Carmine, una delle più importanti personalità del primo rinascimento fiorentino.
Su due pareti della sala si squadernano i resti frammentari della decorazione a fresco della cappella di San Girolamo nel transetto della chiesa eseguita nel 1402-1404 dal raro pittore tardogotico Gherardo Starnina. Parole di elogio erano state spese dal Vasari per questo ciclo di affreschi, giacché “tutto con grazia e molto leggiadramente espresse Gherardo, come colui che andava ghiribizzando intorno alle cose della natura”. Le trasformazioni effettuate nella cappella fra Seicento e Settecento avevano provocata la perdita di gran parte dei dipinti: scamparono questi significativi resti, eleganti figure di santi entro edicole architettoniche, che furono rinvenute nel 1932 durante le approfondite campagne di ricerca condotte da Procacci.
Su una parete della sala sono affisse due sinopie, ossia porzioni di intonaco sulle quali era tracciato il disegno preparatorio per l’esecuzione del soprastante affresco. Individuate e staccate durante il restauro degli anni Ottanta del secolo scorso, costituiscono tutto ciò che resta della decorazione originaria del registro superiore della Cappella Brancacci, distrutta nel 1746-1748 e rimpiazzata dagli affreschi settecenteschi oggi visibili. Le due scene, appena delineate, provengono dalle semilunette ai lati del finestrone e raffigurano il Pentimento di Pietro e il Pasce oves meas; sono riconducibili alla mano di Masolino da Panicale, che fu responsabile nel 1424 dell’inizio dell’impresa decorativa a partire dalle vele della volta con i quattro Evangelisti.
Sensibile all’arte di Masolino si dimostra l’autore dell’ultimo affresco esposto nella sala, l’icastica effigie di Cristo Crocifisso ai piedi del quale si scorgono in parte tre frati carmelitani: l’opera, attribuita a Paolo Schiavo e datata verso il 1425, fu rinvenuta proprio in questa sala sotto l’intonaco, durante ai lavori di restauro successivi all’alluvione del 1966.
Le sinopie di Masolino da Panicale e gli affreschi staccati di Gherardo Starnina, opere provenienti dalla chiesa, sono di proprietà del Fondo Edifici di Culto.
La Sala della Colonna sarà inserita anche nel percorso delle visite guidate alla cappella Brancacci e a Santa Maria del Carmine, in programma tutti i giorni di apertura, offrendo ulteriori spunti e connessioni per comprendere la storia del complesso carmelitano fiorentino e apprezzarne i capolavori (per informazioni e prenotazioni [email protected] 055-0541450). Inoltre, la prima domenica di ogni mese, le visite comprenderanno anche la cappella Corsini e le cappelle adiacenti del transetto, appena restaurate grazie al finanziamento del PNRR Missione M1C3, Cultura 4.0, Investimento 2.4, realizzato dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di culto e per la parte esecutiva dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche per Toscana, Marche e Umbria in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze.
Apertura al pubblico: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 17; domenica dalle 13 alle 17. Martedì chiuso.
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