ESCLUSIVA di Zola. Il doppio ex al CdS: “Domani metterò due sciarpe. McTominay può fare la differenza”

0

C ’ e ra una volta il San Paolo, Napoli e Marazola: 136 partite e 36 gol. Fu l’inizio della storia, l’eredità di Diego. Il filtro per l’incantesimo: Parma è il ponte sospeso sulla gloria, Londra la scuola di magia. Stile british, pioggia fitta e la Premier. Il Chelsea: e Gianfranco Zola diventò Magic Box. La scatola magica, il pallone nel cilindro e un talento infinito. Raro. Fu un antesignano, per l’epoca addirittura un rivoluzionario. Tre coraggiosi, tre visionari: lui, Luca e Roberto. Vialli, l’ispiratore del gruppo, e Di Matteo: nel 1996 lasciarono l’Italia per l’Inghilterra convinti da Gullit, giocatore-manager, compiendo un percorso che oggi sognano in tanti e che a quei tempi odorava di stupore. Ognuno di loro ha scritto la storia della rinascita dei Blues – Di Matteo ha vinto anche la Champions da allenatore eliminando proprio il Napoli dei Tenori all’esordio -, ma Zola è andato oltre. È una leggenda: sette stagioni, 80 gol, 312 partite, poi vice allenatore, infine la nomina a Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico dopo l’incontro con la Regina Elisabetta. Napoli-Chelsea è sua, la sente dentro. Un guaglione e un Sir. «Mi dispiace solo di non poter andare allo stadio».  

Factory della Comunicazione

Oggi Maradona, all’epoca San Paolo: nel Napoli dall’89 al 1993. Prima compagno di Diego, poi unico erede designato e degno del soprannome Marazola. «Quel nomignolo…».  

Si sente più Marazola o Magic Box?  
«Sono molto legato a entrambi: il primo mi ha permesso di farmi conoscere e apprezzare, di guadagnare la fiducia della gente per un po’ e dunque di avere margini all’inizio di una carriera a certi livelli. Il secondo è stato il frutto della mia personalità, della tenacia e anche delle mie capacità. Ho lavorato tanto e sono stato fortunato, ho avuto grandi allenatori e ottimi compagni».

Sui compagni ci torneremo, sì. Ma permetta l’insistenza: si sente più un uomo in Blues Chelsea o in blues Napoli tipo Pino Daniele?
«Napoli è stata l’iniziazione, il Chelsea è stato il coronamento del buon lavoro buono fatto in azzurro e al Parma. Non parlerei di inizio e fine perché ho chiuso la carriera al Cagliari, nella mia terra, ma sono i luoghi dove ho raccolto tutto».

Domani che partita sarà Napoli-Chelsea?  
«Una con tanti significati e molta tensione perché entrambe si giocano qualcosa di importante: il Chelsea punta a entrare nelle prime otto, il Napoli a rientrare in zona playoff. Basta questo, no?».

Ce n’è per tutti, altroché. La conseguenza è: chi rischia di più?  
«È chiaro che il Napoli si gioca molto di più: se non dovesse vincere andrebbe fuori, e tra l’altro non dipende soltanto dal suo risultato. Il Chelsea, male che vada, farà gli spareggi».

Alle difficoltà europee del Napoli fanno da contraltare il rendimento delle altre italiane: tutte con chance di qualificazione diretta agli ottavi. Una rivincita sulla Premier?
«Il divario c’è ed è netto. La Premier ha tali disponibilità finanziarie da potersi permettere un passo diverso sul mercato e un potere attrattivo superiore rispetto alle altre leghe verso tutto ciò che riguarda l’industria calcistica. Però l’Italia resta l’Italia. Vediamo come andrà a finire, anche qui parlano i fatti. L’Italia c’è sempre e posso assicurare che a nessuno, squadre della Premier comprese, piace affrontarci».

Lei è un italiano d’Inghilterra. Ha scelto Londra.  
«I miei figli vivono a Londra, sì, mentre io e mia moglie facciamo un po’ qua e un po’ in Sardegna. Ci provo a sentirmi inglese, londinese, è una città che mi ha dato veramente tanto e la tengo sempre presente, ma la mia sardità, l’italianità, sono radicate e forti».

Quindi domani forza Napoli?  
Ride. «Mi metterò in poltrona con le due sciarpe a godermi lo spettacolo e vinca il migliore».

A proposito: il Napoli è dimezzato dagli infortuni e in affanno, ma secondo lei ha delle chance?
«Certo, sì. Contro la Juve è stato in partita fino al 2-0, giocando anche bene, ma è chiaro che la difficoltà è grande per la quantità di infortunati importanti. Mancano giocatori fondamentali, ma è ammirevole il modo in cui la squadra sta affrontando il momento: può perdere, però la gioca fino in fondo. È segno di coraggio, è personalità. È l’identificazione totale con il carattere del suo allenatore: non si arrende mai come Conte».

Com’è il nuovo Chelsea di Rosenior?  
«Lo conoscevo con Maresca: aveva idee molto chiare ed era ben organizzato. Lo è anche ora, ma sta cercando di cambiare forma: non so che tipo di Chelsea diventerà, il nuovo allenatore è al lavoro da poco, ma è pericoloso perché ha tanta energia e tanta qualità. Sa colpire soprattutto con ripartenze veloci, ha giocatori estremamente rapidi. Fisico e qualità».

Facciamo un gioco: chi può trascinare il Napoli fuori dai guai e al playoff?  
«Sono partite che non vinci individualmente ma con il collettivo, da squadra vera, però McTominay è l’uomo che può dare lo strappo. Ha il grandissimo spessore di quelli che possono fare la differenza».

È anche molto stanco, come Lobotka. I soli mediani in pista dal 22 novembre.
«Avrà modo di recuperare, si riposerà dopo…».

McT è un ex United, mentre Lukaku è anche un ex Chelsea.  
«Non ci siamo incrociati nei nostri periodi Blues: se fosse pronto, anche Romelu potrebbe essere decisivo. E devo dire che contro la Juve mi è piaciuto molto Vergara: ottima impressione, bella gamba, bella personalità. Domani servirà qualcuno che voglia essere protagonista».
Nel 2022-2023 Vergara giocava in C con la Pro Vercelli. Un orgoglio da vicepresidente Lega Pro?
«È la dimostrazione che il nostro campionato è un trampolino di lancio dove forgiare talenti e anche uomini. Un bello spot».
 
Nel Napoli, di questi tempi, i gol passano da McTominay e da Hojlund.
«Hojlund sta facendo veramente molto bene: nell’assetto di Conte è una costante la centralità di certi giocatori, di un centravanti come lui. Rendono sempre al massimo in quel ruolo, li motiva molto e loro lo sentono. Certo, magari potrebbe anche segnare qualche gol in più».

Scusi la franchezza tranchant: se il Napoli dovesse uscire dalla Champions sarebbe la fine anticipata delle ambizioni stagionali? 
«No, non sarebbe la fine di niente, è totalmente da escludere. Sarebbe un brutto colpo, quello sì: una squadra come il Napoli deve ambire ad andare avanti in Champions, ma hanno veramente tantissime attenuanti quest’anno, non è facile gestire la situazione che si è venuta a creare».

È ancora aperto anche il discorso scudetto? L’Inter vola.
«Per me si, certo. E ora arriveranno i momenti difficili per tutti: la stagione è intensa come poche e il cumulo dei minuti comincerà a farsi sentire senza le soste».

Le piace la formula della Champions? L’incertezza, il thrilling, le beffe.  
«Le perplessità iniziali sono state ovvie, soprattutto quando sei affezionato a una struttura specifica, ma le sensazioni sono cambiate già dopo le prime giornate della scorsa edizione. Oggi possiamo dire che la formula è più avvincente rispetto al passato. Siamo all’ultima giornata e tanti verdetti sono in sospeso: questo è il dato che certifica la qualità».

Inter, Juventus e Atalanta aspirano alle magnifiche otto, dicevamo.
«Le ultime due partite della Juve, soprattutto quella con il Napoli, sembrano tracciare l’inizio di un nuovo percorso: il miglioramento dei giocatori è costante, si vede che credono in ciò che fanno. E questo significa che hanno totale fiducia in Spalletti».

È iniziato un ciclo Chivu?
«La sua Inter ha tanta qualità e sta facendo un percorso da grande squadra, in linea con il suo potenziale. I test importanti verranno più avanti, quindi dobbiamo aspettare. Un giudizio potrei darlo da marzo in poi».

La Dea è tornata bella.
«Una bella novità, sì. Palladino si sta confermando allenatore di livello. Ha la grande qualità di riuscire a entrare in sintonia con i suoi giocatori e questo è ciò che permette a un tecnico di poter chiedere e ottenere il massimo. Per me non è un sorpresa: è una conferma».

Avevamo un discorso in sospeso. La cito: «Ho avuto grandi allenatori e ottimi compagni». Parliamo del Chelsea, di Luca Vialli.
«Gianluca. Gianluca è una cosa molto significativa per me: spesso io e lui non abbiamo avuto la stessa opinione, a volte ci siamo anche confrontati, ma il rispetto per ciò che ha fatto e per la persona che era è stato assoluto. Non era un uomo banale, non era un uomo comune e lo ha sempre dimostrato nei momenti belli e nelle difficoltà. Nella malattia. Nei suoi confronti ho sempre provato grande ammirazione. Un’ammirazione che andava al di là dell’affetto. Gianluca…».   Fonte: CdS

Potrebbe piacerti anche
Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.