A Roma ‘Venus’, l’artista Vasconcelos ‘rilegge’ la moda di Valentino

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(Adnkronos) – Un matrimonio perfetto tra moda, arte, linguaggi creativi, innovazione e tradizione, artigianalità e manualità, soprattutto visione contemporanea. ‘Carte blanche’ alla grande artista di origine portoghese Joana Vasconcelos per la mostra ‘Venus – Valentino Garavani throughy thr eye of Joana Vasconcelos’, allestita a Roma negli spazi della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti (in Piazza Mignanelli), aperta al pubblico dal18 gennaio. Dodici opere di Joana Vasconcelos, tra spettacolari installazioni già esistenti e opere site-specific, ‘dialogheranno’ con 33 creazioni di Valentino Garavani, selezionate dall’archivio da Pamela Golbin. Opera emblematica del progetto è la monumentale Valchiria ‘Venus’, pensata dall’artista in relazione allo spazio e ai codici dello stilista, che diventa lente attraverso cui osservare l’eredità di Valentino Garavani e le molteplici identità femminili contemporanee. (Foto) 

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In mostra ‘crochets paintings’, lavori all’uncinetto, fiori di loto meccanici realizzati con ferri da stiro, l’omaggio a ‘Strangers in the Night’, che mette a confronto la drammatica realtà della prostituzione con amori più romantici, accompagnata dalla voce di Frank Sinatra. E poi un cuore gigante, rosso fuoco, immaginato con utensili domestici, forchette e coltelli (in sottofondo la voce di Amalia Rodriguez), la scarpa con tacco monumentale creata con pentole e coperchi, che celebrano il lavoro femminile in casa, spesso nascosto, ma oggi riabilitato. Il percorso delle opere d’arte, sempre accostato ad abiti delle collezioni Valentino, dal 1989 al 2008 (abiti da cocktail, in piume di struzzo e strass, tulle e paillettes, trionfi di seta, raso, organza, taffetas, corsetti ricamati), culmina con ‘Garden of Eden’, un ambiente immersivo, un racconto mitico in cui convergono figure femminili e archetipi diversi, dalla Valchiria a Cenerentola, dalla Femme Fatale alla Seduttrice, in una distesa di fiori. 

‘Venus’ non è solo una mostra, ma anche un importante progetto con un afflato sociale e formativo. Al progetto hanno partecipato gli allievi dell’Accademia Maiani e della Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e sono state coinvolte la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, la Fondazione Severino, l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, l’hospice Medical Center, l’Associazione Differenza Donna. Oltre 700 ore di lavoro, più di 200 partecipanti di ogni età, oltre 200 kg di moduli all’uncinetto realizzati nella Capitale, dal centro nalle periferie. “Un dialogo tra le arti questa esposizione ispirata agli abiti di Valentino, alla sua femminilità, in relazione anche l’architettura dei luoghi – ha spiegato Joana Vasconcelos – Sei mesi di lavoro per raccontare il grande stilista, ma soprattutto la storia della donna e della moda. Un tempo ‘prigione’, controllo della donna con i suoi corsetti e le sue regole ferree, oggi emblema di libertà e liberazione”.  

Giancarlo Giammetti ha confessato che erano anni che “avrebbe voluto lavorare con Joana Vasconcelos. Abbiamo cercato insieme la bellezza attraverso l’arte e l’arte attraverso la bellezza. Perchè Valentino lo ripeteva sempre ‘Io amo la bellezza’, ‘amo il femminile, ma non il femminismo’”. 

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