Una punizione di André Cruz al Meazza l’11 dicembre 1994 contro l’Inter consentì al Napoli di tornare a vincere in casa dei nerazzurri dopo 26 anni. Un gol che fece impazzire i napoletani. L’intervista ai microfoni de Il Mattino: «Ho ancora un ricordo nitido. La mia punizione? Loro sistemarono la barriera, io ero determinato e misi il pallone sotto l’incrocio dei pali», racconta il 57enne ex calciatore brasiliano, arrivato a Napoli quella estate. «Quando era allo Standard Liegi, conobbi Luciano D’Onofrio, un personaggio importante a livello internazionale. Tra i suoi contatti c’era Carlo Iacomuzzi, all’epoca ds del Napoli. Venne ad osservarmi e puntò subito su di me».
In Italia ha segnato 17 reti, ben 4 all’Inter. «Ho quasi sempre fatto gol a grandi portieri. A Pagliuca, quando era all’Inter, ho segnato tre reti con il Napoli e una con il Milan. E la mia unica rete con la nazionale brasiliana l’ho segnata all’Italia nel 1989 in amichevole a Zenga. Ne ho fatte anche a Preud’homme, Vitor Bahia e Casillas». Napoli cosa ha significato per la sua carriera? «Credo di aver fatto molto bene in azzurro. Mi piaceva molto partecipare alle azioni offensive. C’era Fabio Cannavaro, giovanissima promessa, e ricordo i più esperti Bordin e Pari. Era una formazione che lottava in ogni gara. Rincon, dopo qualche difficoltà all’inizio, disputò un’ottima stagione. E poi Boghossian, che avrebbe vinto il Mondiale con la Francia, e Pecchia, che correva tantissimo. Una squadra che subiva pochi gol e segnava tanto. Abbiamo fatto molto bene il primo anno, la stagione dopo abbiamo avuto diversi infortuni che alla fine hanno compromesso i risultati. Boskov ci faceva ridere tanto: una persona semplice a cui piaceva parlare molto con i giocatori».I suoi ricordi indelebili azzurri? «I gol che ho segnato. In particolar modo quelli al Foggia in casa nella prima stagione: vincemmo 2-1. Nel terzo anno davanti a 60mila spettatori la mia punizione all’incrocio contro Buffon ci regalò il successo sul Parma».
Come imparò a calciare così bene le punizioni? «Quando ero ragazzino, giocavo per strada a Piracicaba, la mia città. Tutto cominciò lì, in un gioco in cui due stavano nella porta disegnata sul muro e gli altri due tiravano. Vinceva chi colpiva più pali e traverse. Io calciavo sempre come fossero delle punizioni nell’angolino. Poi sono entrato in un settore giovanile e ho iniziato a lavorare sulla tecnica. Quando sono diventato un professionista al Ponte Petra, prima di approdare al Flamengo, conobbi Gilmar Popoca. Giocava nella nazionale olimpica brasiliana e tirava punizioni da mancino in maniera magistrale. Così cominciai a guardarlo e imitarlo e credo che abbia funzionato».
Cosa pensa di Neres? «Giocatore talentuoso, molto rapido e con una buona tecnica, lo conosco da quando era al San Paolo». Oggi cosa fa Cruz? «Vivo in Brasile e sono capo della segreteria dello sviluppo economico della città di Santa Barbara D’Oeste, vicino Campinas. Seguo con passione il mio primo amore che è il calcio».
Manca da molto tempo a Napoli? «Qualche anno fa sono stato a Ischia con Taglialatela e Altomare. Ho nostalgia della città e dello stadio. Ai tifosi dico di sostenere la squadra di Conte che è attrezzata per rivincere lo scudetto: sarebbe bello venire a maggio e festeggiare».
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