Napoli e Lazio abitano galassie diverse, gli azzurri hanno qualità sartoriali
“La squadra di Conte sta vivendo il periodo migliore della stagione. Il tecnico comincia a raccogliere i frutti del lungo lavoro di semina e di
rammendo tra nuovi acquisti e continui infortuni. All’Olimpico la squadra di Conte ha esibito un dominio a tratti persino imbarazzante. Una superiorità manifesta. Controllo totale della partita. Persino nel giorno in cui Neres e Hojlund sono parsi entrambi appannati. Il Napoli oggi è un’orchestra sinfonica e non ha mai dato l’impressione di premere realmente sull’acceleratore. Come se il collettivo sapesse di poter aumentare la velocità di crociera ma è ben consapevole che la stagione è lunga e il mese di gennaio particolarmente intenso, a partire dal big match di domenica prossima a San Siro contro l’Inter. Meglio non scoprire troppo presto le proprie carte.
rammendo tra nuovi acquisti e continui infortuni. All’Olimpico la squadra di Conte ha esibito un dominio a tratti persino imbarazzante. Una superiorità manifesta. Controllo totale della partita. Persino nel giorno in cui Neres e Hojlund sono parsi entrambi appannati. Il Napoli oggi è un’orchestra sinfonica e non ha mai dato l’impressione di premere realmente sull’acceleratore. Come se il collettivo sapesse di poter aumentare la velocità di crociera ma è ben consapevole che la stagione è lunga e il mese di gennaio particolarmente intenso, a partire dal big match di domenica prossima a San Siro contro l’Inter. Meglio non scoprire troppo presto le proprie carte.
È stato più il Napoli di Rrahmani e Juan Jesus che quello dei primattori. Sono due calciatori che somigliano tanto al loro allenatore: bravi e in
parte sottovalutati. La sottovalutazione di Conte non riguarda il tecnico in sé, ovviamente, ma la sua capacità di creare calcio. È un grande tecnico che continua a essere costretto in questa gabbia del motivatore e dell’assatanato di vittorie. Lo è, perché è un uomo di sport. E lo sport è superamento dei propri limiti per arrivare alla vittoria: altra definizione non c’è. Ma a Napoli sta dimostrando ormai da un anno e mezzo di essere anche un alchimista, di saper trasformare i metalli in oro. E con questo non intendiamo che abbia a disposizione una rosa di secondo piano – tutt’altro – ma perché riesce ad affrontare e risolvere i problemi che il destino continuamente gli riserva. C’era una volta – semmai c’è stato – il Conte integralista. Ormai è un sarto di eccellenza, capace di cambiare ogni settimana forma dell’abito e di adattarlo ai giocatori che in quel momento sono sfuggiti alla mannaia degli infortuni.
Se il Napoli veleggia e pensa concretamente alle possibilità di giocarsi la conquista del quinto scudetto (il secondo consecutivo, sarebbe un record assoluto per la città che è autorizzata a ogni tipo di gesto apotropaico), la Lazio invece vive un momento di profonda inquietudine. L’ambiente è preoccupato ed è arduo non essere d’accordo. La situazione è delicata e la conferma arriva da Maurizio Sarri che ha cominciato a indossare i panni del saggio. Sta provando a fare il possibile e l’impossibile col materiale a disposizione. Ieri è stato avvilente e frustrante assistere al dominio del Napoli. Il Comandante sa che è inutile, oltre che controproducente, andare al muro contro muro con la società. Cerca di misurare le parole, lui che non ha un’inclinazione naturale per l’arte della diplomazia. Però i fatti parlano chiaro. Pronti via, al calciomercato Lotito ha immediatamente venduto Castellanos al West Ham. La Lazio non ha il centravanti e mercoledì contro la Fiorentina non ci sarà nemmeno Noslin ieri espulso.
Lo stesso Sarri ha spiegato che il Taty voleva andar via ma ha anche aggiunto che ci si poteva far trovare più pronti. Ha poi ricordato che la Lazio ha bisogno di giocatori importanti in alcuni ruoli e che è inutile prenderne alcuni dello stesso livello. Per poi chiosare: «L’evoluzione di questa discussione dipenderà da loro». Come a dire: più di questo, non posso, ora tocca a chi di dovere. Al di là della questione arbitrale, che resta un problema enorme, il tecnico e i tifosi meritano un segnale chiaro da parte del club. Il rischio è che la saggezza ceda il posto alla rassegnazione”.
parte sottovalutati. La sottovalutazione di Conte non riguarda il tecnico in sé, ovviamente, ma la sua capacità di creare calcio. È un grande tecnico che continua a essere costretto in questa gabbia del motivatore e dell’assatanato di vittorie. Lo è, perché è un uomo di sport. E lo sport è superamento dei propri limiti per arrivare alla vittoria: altra definizione non c’è. Ma a Napoli sta dimostrando ormai da un anno e mezzo di essere anche un alchimista, di saper trasformare i metalli in oro. E con questo non intendiamo che abbia a disposizione una rosa di secondo piano – tutt’altro – ma perché riesce ad affrontare e risolvere i problemi che il destino continuamente gli riserva. C’era una volta – semmai c’è stato – il Conte integralista. Ormai è un sarto di eccellenza, capace di cambiare ogni settimana forma dell’abito e di adattarlo ai giocatori che in quel momento sono sfuggiti alla mannaia degli infortuni. Se il Napoli veleggia e pensa concretamente alle possibilità di giocarsi la conquista del quinto scudetto (il secondo consecutivo, sarebbe un record assoluto per la città che è autorizzata a ogni tipo di gesto apotropaico), la Lazio invece vive un momento di profonda inquietudine. L’ambiente è preoccupato ed è arduo non essere d’accordo. La situazione è delicata e la conferma arriva da Maurizio Sarri che ha cominciato a indossare i panni del saggio. Sta provando a fare il possibile e l’impossibile col materiale a disposizione. Ieri è stato avvilente e frustrante assistere al dominio del Napoli. Il Comandante sa che è inutile, oltre che controproducente, andare al muro contro muro con la società. Cerca di misurare le parole, lui che non ha un’inclinazione naturale per l’arte della diplomazia. Però i fatti parlano chiaro. Pronti via, al calciomercato Lotito ha immediatamente venduto Castellanos al West Ham. La Lazio non ha il centravanti e mercoledì contro la Fiorentina non ci sarà nemmeno Noslin ieri espulso.
Lo stesso Sarri ha spiegato che il Taty voleva andar via ma ha anche aggiunto che ci si poteva far trovare più pronti. Ha poi ricordato che la Lazio ha bisogno di giocatori importanti in alcuni ruoli e che è inutile prenderne alcuni dello stesso livello. Per poi chiosare: «L’evoluzione di questa discussione dipenderà da loro». Come a dire: più di questo, non posso, ora tocca a chi di dovere. Al di là della questione arbitrale, che resta un problema enorme, il tecnico e i tifosi meritano un segnale chiaro da parte del club. Il rischio è che la saggezza ceda il posto alla rassegnazione”.
Massimiliano Gallo (CdS)
