Il Napoli ha nascosto il pallone alla Lazio ”spuntata”

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Una delle verità che ci ha lasciato il lunch time di ieri è che la Lazio non può continuare a vivere nel disordine. Non è stata una sconfitta, ma la fotografia di distanze abissali. Sarri allena una squadra che ha raccolto solo cinque punti contro le prime dieci della classifica: sta pagando il prezzo di una povertà qualitativa e progettuale. Da tre stagioni la Lazio galleggia nella mediocrità, senza ambizioni riconoscibili. Una tristezza che è il riflesso di un club lento e smarrito: manca un’impronta chiara. L’improvvisazione non è un metodo.

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Legittimo che Claudio Lotito spieghi ai tifosi cosa intenda fare della Lazio, perché il tempo degli slogan è finito. Gennaio si è aperto con la cessione di Castellanos al West Ham: un’operazione perfetta sotto il profilo contabile, ma gestita nel modo peggiore sul piano sportivo. Una dirigenza attenta e matura avrebbe consegnato subito a Sarri un nuovo centravanti. Ancora una volta, invece, tutto è rimasto sospeso, privo di forma e di logica.
In questo scenario confuso, Maurizio Sarri resta l’unico punto fermo, il vero centro di gravità della Lazio. Ha riportato un po’ di geometria, ma non può essere usato come scudo per mascherare difetti e responsabilità. Ha provato a indicare una direzione dopo un’estate avvilente. Ora, però, aspetta risposte. La politica del rinvio e del “last minute” ha già prodotto danni.
Fonte: Stefano Chioffi  (Cds)
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