Chi lo vince lo Scudetto? Ecco cosa dicono i numeri degli ultimi 20 anni

Inter, Milan e Napoli in corsa, ma nessuna ai ritmi delle grandi corazzate del passato: il titolo si deciderà sui dettagli

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Quindi chi lo vince questo Scudetto? È una domanda lecita, perché in questa Serie A, a differenza di altri anni, non c’è una vera padrona, una squadra che al giro di boa abbia messo le cose in chiaro.

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Inter, Milan e Napoli sono lì a contendersi il primato, ma quest’anno come non mai vige incertezza ed equilibrio. Se il nostro campionato è oggi uno dei più imprevedibili d’Europa, il motivo è proprio l’equilibrio che regna nelle zone alte della classifica.

Ognuna di queste tre squadre ha le carte in regola per trionfare, ma anche difetti evidenti, aspetti che nelle stagioni vincenti del passato raramente si erano visti.

Ma per capire se questa sensazione di equilibrio sia reale o solo apparente, bisogna andare oltre le impressioni e guardare i numeri. Confrontando i risultati dopo 17 partite giocate delle squadre che hanno vinto lo Scudetto negli ultimi 20 anni, emerge un dato chiaro: quest’anno nessuna big sta viaggiando ai ritmi delle grandi corazzate del passato.

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Napoli e Inter: troppe sconfitte

Dopo 16 partite giocate, l’Inter (in campo adesso) si trova al terzo posto in classifica, alle spalle di Milan e Napoli che hanno però una partita in più.

Nerazzurri e azzurri hanno tutto per puntare rispettivamente al titolo numero 21 e 5, e le rose profonde lo confermano. Tuttavia, il difetto più grande delle squadre campione e vicecampione d’Italia in carica è rappresentato dalle sconfitte: ben quattro finora, una ogni quattro partite.

Un ritmo decisamente non da corazzata, che nelle ultime venti stagioni non ha quasi mai portato alla vittoria finale. Dal 2005/06 in poi, infatti, solo una squadra è riuscita a vincere lo Scudetto dopo aver perso quattro delle prime 16 gare: la Juventus 2015/16, stagione anomala in cui i bianconeri partirono con appena 33 punti, peggio dell’Inter (36) e del Napoli (37) attuali.

Il dato che accomuna quella Juve a Inter e Napoli è proprio il numero di sconfitte. Con una differenza sostanziale: i bianconeri pareggiarono tre volte, mentre l’Inter quest’anno non ha ancora pareggiato. Ci sono state altre stagioni in cui la squadra poi campione aveva meno punti dell’Inter attuale – come il Napoli 2024/25, la Juventus 2011/12 e l’Inter 2005/06 – ma mai con così tante sconfitte.

Peggio del Napoli, in questo senso, solo la già citata Juventus 2015/16. Nella stagione 2011/12, invece, la Juve dopo 17 gare aveva gli stessi 37 punti degli azzurri di oggi, ma con zero sconfitte.


Milan: troppi pareggi

Il Milan al momento, come il Napoli ha giocato 17 partite. I rossoneri hanno aperto l’anno solare battendo il Cagliari 0-1, proprio come accadde nella stagione dello Scudetto 2010/11, quando fu Strasser a regalare tre punti pesantissimi alla squadra di Allegri. All’epoca, quella vittoria portò il Milan a 36 punti, due in meno rispetto a oggi.

Proprio quel Milan, insieme alle Juventus 2015/16 e 2011/12, è una delle poche squadre campioni d’Italia degli ultimi vent’anni ad aver raccolto meno punti rispetto ai rossoneri attuali.

Il dato che però preoccupa maggiormente il Milan riguarda i pareggi: cinque in 17 partite. Nessuna squadra negli ultimi 20 anni ha vinto lo Scudetto con così tanti pareggi dopo questo numero di gare, ad eccezione della Juventus 2011/12, che però chiuse la stagione imbattuta, senza sconfitte.


Alla luce di questi numeri, una risposta definitiva non esiste. Inter, Milan e Napoli restano tutte in corsa, ma nessuna sta seguendo il percorso tipico delle grandi squadre scudettate del passato. Troppe sconfitte per Inter e Napoli, troppi pareggi per il Milan: segnali diversi che raccontano però la stessa storia.

Lo Scudetto, allora, lo vincerà la prima squadra capace di correggere i propri difetti nella seconda parte di stagione. In un campionato così equilibrato, la differenza potrebbe farla la continuità, la gestione dei momenti difficili e, inevitabilmente, il mercato di gennaio. Perché quest’anno, più che mai, non c’è una padrona: c’è solo una corsa aperta.

A cura di Guido Russo

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