Il presidente Lotito ha fatto benedire i campi della Lazio? Non è l’ultimo episodio che mescola sacro e profano…
E andate in pace. Svariate sulla fascia, proponetevi in area di rigore. Dio benedica i vostri santi piedi. E poggi la sua mano sui vostri muscoli, sui menischi fragili, sui crociati a rischio. La notizia è che Claudio Lotito ha fatto benedire i campi dove si allena la Lazio. Più del centravanti forse potrà il prete, ingaggiato proprio per guadagnare il favore del dio che governa il mondo, compresi gli ultimi sedici metri. Lotito, che è uomo di cultura, sa bene che nell’antichità si invocavano divinità specifiche per assicurare la fertilità della terra, la pioggia e il buon esito dei raccolti. In fondo, raccogliere punti utili per dare sostanza alla classifica della Lazio, non deve essergli sembrato così fuori luogo. Del resto qualche anno fa lo stesso Lotito aveva convocato a Formello un prete perché intercedesse presso nostro Signore e placasse l’ira funesta di un destino cattivo che si era abbattuto sui giocatori biancocelesti, spedendoli dritti all’infermeria.
Il cardinale tifoso del Napoli
A Napoli vige da anni l’usanza, per esempio, della presenza in ritiro estivo, o comunque al taglio del nastro della stagione ufficiale, del cardinale Sepe, buon amico del presidente Aurelio De Laurentiis. E ogni volta che appare a fianco di un centravanti, l’eco mediatica è così forte da uscire dalla sacrestia. Alla figura del tifosissimo Sepe si ispira infatti anche il cardinale Voiello interpretato da Silvio Orlando nella serie-tv di Paolo Sorrentino “The Pope”. Di preti che benedicono la loro squadra del cuore durante l’omelia domenicale ne abbiamo visti parecchi, non ultimo don Roberto Faccenda, tifoso della Salernitana che qualche tempo fa annunciò ai fedeli l’inizio della stagione agonistica e li invitò ad “avere a cuore le sorti della Salernitana”. Il Signore sia con voi, ma ancora di più con noi. Due anni fa don Lino, prete-tifoso del Catanzaro, vestì volentieri i panni dell’amuleto, lungo un campionato che avrebbe portato i calabresi alla promozione in B. Con pastorale umiltà, disse soltanto che “mi limito a stare vicino ai ragazzi, li assisto, ho regalato loro un portafortuna particolare”. Fede religiosa e fede calcistica sono andate spesso a braccetto, nella buona e nella cattiva sorte. Il grande Trap ai Mondiali di Corea e Giappone del 2002 andava in panchina con una boccetta di acqua santa, gentile omaggio che, prima della partenza, gli aveva regalato la sorella suora. Fonte Gazzetta
