“CdS Campania” – “SIAMO IL NAPOLI”. il Patron: «Non è il meno uno dall’Inter che ci deve spaventare»

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Raspadori rimedia al clamoroso autogol di Rrahmani ma nella ripresa la squadra di Conte esce di scena: smette di costruire, rinuncia a Lukaku, spreca con McT

 

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Alla fine l’argentino inventa l’assist per il solito Diao

 

Dopo tre pari ecco l’inattesa sconfitta in casa del Como che interrompe la serie positiva di 10 risultati (12 in trasferta)

Napoli

Gli azzurri restano a -1: sabato l’Inter al Maradona

 

 

La capolista se ne va, letteralmente, intorno alle 13.30: comincia il secondo tempo, il Napoli sparisce dal campo e il primo posto cola a picco nel lago. Lo affoga il Como di Fabregas dopo aver strangolato la Fiorentina, ispirazione spagnola e l’anima di Nico Paz e Assane Diao, 39 anni in due, l’essenza del talento e della sfrontatezza mancati ad avversari molto più scafati e titolati. La scena finale del delitto di febbraio, mese in cui la squadra di Conte non ha mai vinto raccogliendo 3 punti in quattro partite e perdendo l’imbattibilità dopo dieci, è perfetta. Servito a domicilio il primato alla Pinetina – è a venti chilometri – a sei giorni dallo scontro diretto di un campionato che non riesce a riconoscere un legittimo padrone. Da ieri in vetta c’è la bandiera di Inzaghi, per la prima volta dalla terza giornata: un punto di vantaggio alle porte del faccia a faccia di sabato al Maradona che per l’Inter potrà acquisire il valore di una fuga e per il Napoli quello del ribaltone.

Ma per battere i campioni d’Italia, e per recuperare la vetta sfumata dopo nove settimane al comando, servirà davvero molto più di quanto fatto ieri. Soprattutto dal punto di vista della tenuta: nei pareggi subiti in rimonta con Roma, Udinese e Lazio erano emerse le prime difficoltà, ma ieri la squadra si è sgretolata in un secondo tempo inguardabile. Un crollo psicofisico, quindi non necessariamente di gambe: Conte ha parlato di mancanza di fame e cattiveria, Raspadori e Spinazzola di problema mentale. Preoccupante. A tratti è sembrata la replica (meno horror) della ripresa di Verona: e infatti il Napoli non perdeva in trasferta da quella domenica, 18 agosto. Dodici volte illesi. I fantasmi di un anno fa sono riapparsi nel momento clou. Inspiegabilmente: dopo tanta fatica e grandi risultati, rialzare la testa è un atto dovuto a se stessi. Anche l’Inter non brilla, ma dove non arriva Thuram c’è Lautaro e dove non può uno c’è un altro: i cambi del Napoli, invece, sono entrati malissimo anche ieri, dal diffidato e timoroso Anguissa, sostituito al via da un Billing incisivo in entrambe le fasi e prezioso sulle palle alte, all’irritante Ngonge. E Lukaku, il centravanti, ha chiuso con 8 palloni toccati e zero tiri. Ancora bene Raspadori, a segno e tra gli ultimi ad arrendersi con Spina e McTominay, ma il resto?  

 

Fonte: CdS

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