La medicina dello sport – di P. de Luca: “Forse non si muore d’amore, ma di sport sì”

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Sì, di sport si può anche morire, ma non è certo una novità. Ciò che stride con questa ruvida affermazione è che, quando si parla di sport, per associazione mentale si pensa subito ad esso come l’ attività salutare per antonomasia, per cui risulta inconcepibile che ci possa essere qualcosa di orribile, come un decesso. Eppure, i numeri parlano chiaro: la morte improvvisa da sport ha un’incidenza da 9 a 23 casi per milione, a seconda dello sport praticato. I più colpiti, sembrano essere gli atleti dilettanti e gli over 40, soprattutto se si tratta di sportivi della domenica, proprio per quelle cause che più volte abbiamo messo in evidenza in questa rubrica: la mancanza di controlli medici. Anche se si è convinti di seguire uno stile di vita sano, di non assumere sostanze dopanti, di non eccedere negli allenamenti, non bisogna sottovalutare il fatto che ci possano essere dei rischi dovuti, per esempio, a malattie congenite, come potrebbe essere una cardiomiopatia dilatativa, che aspettano solo l’ evento scatenante per potersi manifestare in tutta la loro tragicità. L’unico modo per difendersi consiste nel non sottovalutare i piccoli segnali premonitori, e di sottoporsi a visite periodiche presso il medico sportivo.

Factory della Comunicazione

a cura di Pino de Luca

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