Guardiola sotto inchiesta. Il nastrino giallo incrociato è “un messaggio politico”

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Essere un personaggio pubblico, comporta delle responsabilità. Pep Guardiola, allenatore di una delle squadre più forti del mondo, il Manchester City, lo sa bene. Ma lui nonostante la fama e il successo, non ha mai nascosto la sua vicinanza al popolo catalano. Infatti per metterlo in mostra indossa spesso un nastrino giallo incrociato, appuntato sul petto.

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Quest’ultimo è un simbolo di solidarietà e sostegno verso i leader indipendentisti catalani incarcerati. Ebbene questo ha fatto sì che la federazione inglese ieri aprisse un’inchiesta per il comportamento dell’allenatore del Manchester City. Perché il gesto «rappresenta una violazione del kit e dei regolamenti pubblicitari». In pratica, «è un messaggio politico», hanno scritto a Londra. Ma non c’era bisogno di impegnarsi troppo per capire che fosse cosa. In fondo Guardiola, è sempre stato in prima fila per la causa catalana. «Se vogliono squalificarmi, ok. Ma il problema è un altro: alcune persone sono in carcere. Porto questo nastro per ricordare a tutti un’ingiustizia»

Purtroppo per Guardiola i guai non si limitano al nastrino giallo. “All’aeroporto di Barcellona la Guardia Civil ha perquisito l’aereo privato della famiglia Guardiola. E’ successo sei giorni fa, come riferito da Catalunya Radio. L’obiettivo era controllare che dentro il mezzo, decollato da Manchester, non ci fosse Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat, di rientro dal Belgio dove vive da mesi. Gli agenti hanno atteso l’arrivo dell’aereo, poi hanno iniziato la ricerca. A bordo c’erano i familiari del tecnico, tutti sostenitori dei politici indipendentisti (la sorella di Pep, Francesca, era direttore generale alle relazioni esterne nella Generalitat, il governo catalano, con Puigdemont). Una seconda operazione si è ripetuta giovedì”. 

Anche a giugno Guardiola fu chiaro, in occasione del referendum per l’indipendenza della Catalogna. “Siamo vittime di persecuzione politica”.

In tantissimi lo applaudirono, e stavolta non si trovava in uno stadio con la sua squadra.

La Gazzetta dello Sport

 

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